Nemmeno il tempo di sentire il ronzio di un drone, di essere abbagliati da un missile e di ascoltare l’urlo delle sirene sotto le bombe sganciate dagli aerei in questa acida guerra, e il prezzo della benzina è scattato in cielo. È un classico, quasi una tassa, una delle mille, che dobbiamo pagare, il trasporto non ha alternative, o va avanti a spinta o ad acqua, o resta attaccato alle pompe di carburante o all’elettrico. In questo senso gli ultimi dati forniti da GlobalPetrolPrices.com confermano il quadro dei prezzi che già era conosciuto ma andrà ad accrescersi ulteriormente. Il prezzo medio mondiale è di 1,30 dollari, le varie differenze tra i mercati sono il risultato di tasse diverse. Di certo non possiamo prendere in considerazione Paesi come la Libia e lo stesso Iran, nei quali il costo al litro è quasi pari a zero, 0,020 a Tripoli e 0,025 a Teheran e così i Paesi del Golfo che partono avvantaggiati avendo la “materia prima” in casa, così gli Stati Uniti che viaggiano a 0,76 al litro.
Venendo dalle nostre parti, l’Italia si piazza in basso nella classifica, un litro di benzina, in euro, ha il costo di 1,67-68 con valori del 2 marzo scorso ma stiamo meglio della Francia che è a 1,70 e, questo è il colpo di scena, della Svizzera, non più isola del tesoro, ma con il prezzo che è salito a 1,85. Alto anche il costo in Germania, oscilla tra 1,89 e 1,90, più sostenuto in Olanda dove supera i 2 euro viaggiando tra 2,08 e 2,10 ma Spagna e Gran Bretagna non hanno lo stesso peso fiscale, a Madrid un litro di benzina può costare 1,51, a Londra 1,52 ma ciò che sorprende, nella lettura dei dati, è constatare come il carburante costi 1,61 alle Barbados e addirittura abbia un prezzo da “boutique” a Hong Kong 3,34 euro al litro.
Le tabelle non sono un elenco di numeri aridi ma servono a capire, non sempre a giustificare, quelli che sono poi i costi per l’utente, già afflitto da altri oneri, come gas ed elettricità, anche questi in notevole rialzo a seguito degli eventi bellici. C’è da chiedersi, non è soltanto una domanda banale o qualunquista, perché a tale crescita non corrisponda, nei mesi successivi alla crisi, una diminuzione degli stessi costi, dato rarissimo da registrare. Sta di fatto che il segnale di allarme si è acceso, come la spia rossa o gialla della riserva di carburante, il problema riguarda l’Europa, fatte le eccezioni dell’area dell’ex Unione Sovietica, anche la differente offerta di carburante, fermo restano la qualità dello stesso, se da una parte stimola la concorrenza, dall’altra alimenta la confusione e i sospetti di una speculazione sotterranea. Già si sono segnalate code alle pompe di benzina, quasi a correre per un approvvigionamento di emergenza, è un segnale di fragilità e di incertezza che avrebbe bisogno di una informazione e comunicazione istituzionale sull’effettivo stato dell’essere.
La storia è fatta di memorie e di documenti. Gli archivi regalano, su questo argomento, la lettera che Enrico Mattei scrisse e inviò a Vittorio Valletta, allora presidente della Fiat: «Se in questo Paese sappiamo fare le automobili, dobbiamo saper fare anche la benzina». Parole con un tragico epilogo per il massimo dirigente dell’Eni e per lo sviluppo del nostro Paese.
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