A Piazza Affari c’è una piccola società della chimica verde che prova a sfidare il mercato. Si chiama Green Oleo, una realtà industriale di nicchia, ma dall’esperienza consolidata. Penalizzata da fattori esogeni, ma impegnata in una trasformazione strategica che potrebbe rivelarsi premiante. Tanto da cambiare non solo il profilo dei margini ma anche le sorti del titolo nei prossimi anni. Oggi l’azione mostra una performance debole (-28% negli ultimi 12 mesi), ma secondo Websim Corporate il potenziale upside resta significativo.
Fondata nel 1923 a Cremona e controllata dal 2012 dalla famiglia Buzzella, Green Oleo è uno dei principali produttori oleochimici in Europa. In pratica, trasforma scarti dell’industria alimentare, in particolare oli (soprattutto d’oliva) e grassi animali non più destinabili al consumo, in ingredienti ad alto valore aggiunto per la cosmetica. Ma anche lubrificanti ad alte performance, detergenti, saponi, resine e vernici, adesivi, carta e candele. Tre le linee di prodotto principali: gli acidi grassi, le glicerine e gli esteri, che sono particolari composti organici, con margini potenzialmente più elevati e maggiore differenziazione. Ed è proprio qui che si gioca la partita strategica.
La società sta spostando progressivamente il suo baricentro verso gli esteri, in particolare per applicazioni nella cosmetica, il segmento che oggi mostra le dinamiche di crescita più interessanti. I numeri confermano la direzione. Il business esteri è cresciuto dell’8%, mentre il comparto personal care ha segnato un balzo del 40% nel semestre chiuso a giugno. In un contesto in cui l’industria chimica europea ha registrato una flessione del 2,4%, Green Oleo ha mostrato resilienza, con un valore della produzione salito dell’1,6% a 73,3 milioni di euro. I ricavi semestrali si sono attestati a 37,9 milioni (-2,2%), mentre il risultato netto è stato negativo per 900mila euro. Un dato che fotografa la difficoltà del momento, ma anche la tenuta operativa in una fase complessa.

Il contesto, infatti, pesa. La chimica è un settore energivoro e Green Oleo consuma circa 10 milioni di metri cubi di gas all’anno. Dal 2023 il costo energetico è stato il principale freno, amplificato dalle tensioni geopolitiche. Tuttavia, la scelta di puntare sugli esteri ha anche un risvolto tecnico rilevante: la loro produzione avviene in modalità non continua, consentendo di ottimizzare l’utilizzo degli impianti e quindi di gestire meglio il costo dell’energia. E in una fase come questa, è un dettaglio che vale margini.
Lo sviluppo di questo particolare segmento della chimica trova conferma anche nell’investimento dedicato di 15 milioni (su un totale di 39 milioni dal 2012) e nell’acquisizione del ramo d’azienda di KiaLab, laboratorio attivo nella cosmetica naturale, che rafforza la proprietà intellettuale e amplia le formulazioni proprietarie. Tasselli coerenti in un disegno industriale preciso. Le applicazioni degli esteri, inoltre, non si limitano alla cosmetica. Trovano spazio nei lubrificanti ad alte performance, inclusi quelli utilizzati in ambiti tecnologicamente avanzati come la Formula 1, e nelle soluzioni per il raffreddamento dei data center, un tema sempre più centrale nell’era dell’intelligenza artificiale. Questo amplia il perimetro potenziale di crescita e posiziona l’azienda in nicchie specializzate con forte contenuto innovativo.
Un ulteriore elemento di solidità è rappresentato dalla governance. La famiglia Buzzella guida la società da oltre un decennio e vanta una lunga esperienza nel settore chimico. Francesco Buzzella è presidente di Federchimica, un ruolo che rafforza il profilo istituzionale e testimonia la credibilità del management.
Resta il tema del mercato. Il titolo scambia intorno a 0,60 euro, su livelli che riflettono la pressione degli ultimi anni, oltre che la scarsa liquidità del segmento Euronext Growth Milan (ex Aim Italia), il listino di Piazza Affari che raccoglie le piccole e medie imprese. Il contesto esogeno ha inciso in modo evidente, e la volatilità legata agli sviluppi geopolitici continua a rappresentare un’incognita nel breve termine, considerata anche la recente fiammata del gas in scia al conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, secondo Websim Corporate, il potenziale di rivalutazione rimane significativo: la raccomandazione è di acquisto, con un prezzo target a 1,25 euro, pur rivisto al ribasso per prudenza da 1,35 euro.
I possibili catalizzatori secondo la sim milanese sono diversi. Innanzitutto, un allentamento delle tensioni geopolitiche e una normalizzazione dei costi energetici migliorerebbero immediatamente la visibilità sui margini. Non solo. L’entrata in vigore della normativa europea EUDR (European Deforestation-Free Regulation) sulla tracciabilità delle materie prime potrebbe favorire chi, come Green Oleo, opera su filiere controllate e alternative all’olio di palma. Ulteriori operazioni mirate, con possibili acquisizioni nel comparto cosmetico o un’espansione commerciale più capillare in Europa e nel continente americano potrebbero aggiungere massa critica e diversificazione.
Green Oleo non è un titolo da breve periodo. «È una storia industriale che richiede pazienza e capacità di guardare oltre la contingenza, valutando anche l’affidabilità della proprietà e la qualità della società, confermata dalle numerose certificazioni. – sottolinea Silvestro Bonora, equity research analyst di Websim Corporate – Oggi il mercato sconta soprattutto i rischi, ma se i fattori esogeni si attenueranno, i livelli di prezzi attuali potrebbero rivelarsi, in prospettiva, un punto di ingresso interessante per chi investe con un orizzonte di medio-lungo termine».
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