Il nuovo rialzo dei tassi deciso dalla Banca Centrale Europea spinge il costo dei mutui oltre il 4%, con picchi stimati dalla Fabi fino al 4,25% rispetto alla media di poco superiore al 3% registrata nel 2025. Questo incremento frena un mercato immobiliare che, ad aprile 2026, aveva appena consolidato una netta ripresa: lo stock dei finanziamenti per l’acquisto della casa è infatti salito a 444,258 miliardi di euro, crescendo di oltre 20 miliardi complessivi rispetto al 2023 (+4,78%). Dopo la stagnazione del 2024 (+0,38%), il settore aveva recuperato terreno nel 2025 con un aumento di 14,5 miliardi (+3,41%), tendenza confermata nei primi mesi del 2026 con un ulteriore incremento di 4,2 miliardi (+0,95%). L’aumento del costo del credito rischia ora di impattare sulla propensione all’acquisto delle famiglie, già penalizzate da un costo della vita elevato.
L’impatto sui bilanci familiari si traduce in un rincaro immediato delle rate mensili, calcolato dalla Fabi in base all’importo e alla durata del piano di rimborso, che amplifica il peso degli interessi sui finanziamenti più lunghi. Per un prestito di 50 mila euro la maggiore spesa mensile varia tra 29 euro (su 10 anni) e 35 euro (su 30 anni), mentre per un mutuo di 100 mila euro l’aumento oscilla tra 59 e 70 euro al mese. La crescita della rata sale tra 88 e 106 euro mensili per un finanziamento da 150 mila euro e tra 118 e 141 euro per uno da 200 mila euro. L’aggravio massimo si registra sui mutui da 250 mila euro, dove la spesa aggiuntiva arriva a 176 euro ogni mese, superando i 2.100 euro in più all’anno. I dati confermano la centralità dell’investimento immobiliare in Italia, che comporta tuttavia una maggiore e più onerosa esposizione debitoria a lungo termine.
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