La guerra in Iran fa tremare anche Inditex, il colosso spagnolo del fast fashion che fra gli altri controlla il marchio Zara: il caos e l’interruzione dei voli hanno bloccato le spedizioni dal Bangladesh e dall’India, con gli abiti che si accumulano negli aeroporti a causa della cancellazione dei collegamenti affidati a Emirates e Qatar Airways.
E insieme a Inditex tremano anche altri altri colossi del fast fashion che, per assicurare prezzi stracciati, hanno bisogno di produrre nei Paesi più poveri e cambiare collezioni a ciclo continuo, in modo da spingere i clienti a consumare più del necessario. Un meccanismo perverso, anche per il suo impatto ambientale, che ora si sta inceppando.
La testimonianza
“Alcune delle mie spedizioni di abbigliamento sono attualmente bloccate all’aeroporto di Dhaka”, ha dichiarato a Reuters Shovon Islam, amministratore delegato del produttore Sparrow Group, i cui clienti europei includono Inditex, M&S, Next e Primark, “Dovevano essere trasportate in aereo nel Regno Unito tramite Dubai, ma con le operazioni all’aeroporto di Dubai sospese, ora siamo in una posizione molto difficile. Stiamo cercando di trovare rotte alternative, ma nessuna di esse è semplice o conveniente”, ha aggiunto il manager.
Cargo e voli commerciali
Gran parte dell’Asia del Sud dipende dalle compagnie aeree del Golfo per inviare merci, di solito su voli commerciali ma anche con alcuni aerei esclusivamente cargo. Più della metà dei cargo aerei del Bangladesh e il 41% di quelli dell’India viaggiano attraverso il Golfo, con Emirates e Qatar Airways come vettori più importanti.
Inditex ha 150 fornitori in Bangladesh, 122 in India e 69 in Pakistan, secondo il rapporto annuale 2023.
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