Apple ha annunciato una riduzione delle commissioni applicate sull’App Store in Cina: la quota standard scenderà dal 30% al 25%, dopo una serie di colloqui con le autorità di regolamentazione cinesi. La nuova tariffa del 25% riguarderà sia le app a pagamento sia gli acquisti effettuati all’interno delle applicazioni. Per gli abbonamenti con rinnovo automatico, invece, la commissione passerà al 12% dopo il primo anno, in calo rispetto all’attuale 15%. Le nuove condizioni entreranno in vigore il 15 marzo 2026 e, secondo quanto comunicato dall’azienda, non richiederanno agli sviluppatori di accettare ulteriori modifiche contrattuali.
La scelta di ridurre le commissioni senza uno scontro pubblico prolungato mette in chiaro da un lato il peso del mercato cinese per Apple, dall’altro la valutazione strategica che il gruppo attribuisce al proprio ecosistema digitale. Nel primo trimestre dell’anno, infatti, le vendite di iPhone in Cina hanno registrato un forte incremento, con ricavi in crescita del 16% su base annua, contribuendo a risultati trimestrali record.
Il quadro appare diverso rispetto all’Unione europea, dove il rapporto tra Apple e le autorità antitrust è stato segnato da anni di tensioni sulle regole dell’App Store e sulle commissioni applicate agli sviluppatori. Anche negli Stati Uniti il confronto è stato acceso: nella lunga disputa legale con Epic Games, sviluppatrice di Fortnite, un giudice ha stabilito che Apple non detiene una posizione monopolistica, pur riconoscendo agli sviluppatori la possibilità – almeno per il momento – di indirizzare gli utenti verso sistemi di pagamento alternativi.
Nel mercato statunitense, dunque, la struttura delle commissioni è rimasta invariata, anche se Apple continua a offrire programmi con tariffe ridotte per alcune categorie di sviluppatori, come le piccole imprese.
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