Quello di Andrea Pontremoli, classe 1957, da un anno presidente di Motor Valley Association, è un esempio concreto di come una persona, figlia di immigrati negli Usa e con il nonno muratore a Boston («Ha costruito i muri del Mit, il Massachusetts institute of Technology»), dal semplice ruolo di tecnico manutentore alla Ibm Italia, ha finito per diventarne presidente e ceo nel 2004. Il successivo passo nel 2007 con l’approdo alla Dallara di Varano de’ Melegari (Parma), gruppo al cui vertice siede Giampaolo Dallara, del quale è ceo nonché socio. Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana e una laurea ad honorem conferitagli dall’Università di Parma, Pontremoli spiega che l’unico reale collegamento con Boston, dove è nato, è stato quando, una volta assunto in Ibm, ha avuto la possibilità di studiare al Mit «dove ho trovato le mura costruite da mio nonno». «Sono figlio di emigrati – aggiunge – costretti a varcare l’Oceano perché in Italia non c’era lavoro, per poi rientrare in Patria. Ho avuto la fortuna di avere una parte della parentela rimasta negli Usa, mia madre e i miei cugini, e l’altra qui in Italia».
Pontremoli, la sua è una grande storia e lezione di vita. È partito dalla base, in Ibm, per assumere via via ruoli sempre più importanti fino a raggiungere il vertice.
«Sì, certo. Ho iniziato come tecnico di manutenzione e, pian piano, ho fatto i vari passaggi, finché il 1° giugno del 2004 sono diventato presidente e ceo con 25 mila persone da gestire».
Ma tre anni dopo…
«La mia decisione di cambiare. E così, nel 2007, ho voluto tornare nella valle dove sono cresciuto con mio padre a fare il mugnaio. Nella stessa valle dove ha sede la Dallara».
Ecco allora Pontremoli in quella che, via via, si caratterizzerà come Motor Valley, il distretto delle eccellenze automotive dell’Emilia-Romagna. In Alto Adige è sorta la Hydrogen Valley e in Piemonte la Vehicle Valley. Qual è il vostro punto di forza?
«Quello che fa la differenza, secondo me, riguarda le relazioni, un discorso sociale. Nel passato questi distretti erano costruiti su una filiera disegnata per l’efficienza, cioè per far costare meno le cose. In realtà, quello che noi stiamo facendo qui, nella Motor Valley, non è solo per far costare meno le cose, ma per creare valore. E questo lo fai con dei neuroni che sono le competenze delle singole imprese; ma l’intelligenza la costruisci con le sinapsi che collegano questi neuroni. Una volta c’erano quelli che ho chiamato “egosistemi”: la Fiat, per esempio, aveva i suoi fornitori e non ne servivano altri. Invece, il nostro è un ecosistema, dunque interconnesso, dove le sinapsi sono importanti come i neuroni. Nell’Emilia-Romagna il discorso sociale è nel nostro modo di vivere, un valore che adesso si sta rivelando vincente».
Un sistema di interconnessione applicato da realtà come Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati, Pagani, Dallara e la componentistica: 197 miliardi di fatturato considerando anche le piccole società.
«Sì. Appena mi sono insediato come presidente di Motor Valley Association, ho commissionato uno studio al professor Lucio Poma, capo economista di Nomisma. E devo ringraziare le società che lei ha citato. Hanno infatti fornito la lista delle partite Iva, ovvero i rispettivi fornitori. In questo modo si è potuto conoscere, con la ovvia riservatezza, qualcosa di sorprendente: un ecosistema esteso da ben 347 miliardi».
Un’ulteriore interconnessione è con le università del territorio.
«Tre i tipi di investimento che dovremmo fare per la Motor Valley. Uno, già realizzato, è quello sull’education perché, per vendere a valore, hai bisogno di persone di valore. Ecco, allora, la formazione con l’Its Maker e l’Innovation Farm per gli specializzati nella produzione; la Motor Valley University of Emilia-Romagna e la Bologna Business School per la formazione manageriale: questa filiera deve poi trovare anche altri tipi di investimento. Quello sulla ricerca che sia in comune, e qui abbiamo la fortuna di essere in una regione che ha investito tantissimo sui super computer che sono a disposizione delle imprese. Quindi, cominciare a fare ricerca con ricadute non su una singola azienda, ma sul sistema. C’è poi l’apporto di capitali. Stanno infatti nascendo fondi di investimento dedicati alla Motor Valley. Da qualche anno, inoltre, siamo partiti a Modena con il Motor Valley Accelerator, un acceleratore di start-up che finanzia le stesse nel territorio».
E poi c’è la qualità, il rigore massimo che caratterizza chi opera nella Motor Valley.
«Bisogna dire innanzitutto grazie ai grandi player come Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati, Pagani e Dallara che hanno alzato l’asticella e forzano tutto il sistema a salire verso l’alto. Quando tu sei in alto, fai fatturato anche con il resto. Queste aziende fatturano circa 12 miliardi e i fornitori 133. Significa che far crescere la qualità paga, in quanto permette di rivenderla anche in altri ambiti».
Pontremoli, il sistema Motor Valley e la crisi energetica in atto.
«Per il momento non sta avendo impatti. Io sostengo sempre una cosa: l’energia che costa meno è quella che non consumo. Su un’auto, se riduco del 30% il peso, risparmio il 30% dell’energia che serve per muoverla. Quindi, lavorare sul peso e sull’aerodinamica, anche se sembra banale, può abbassare del 20/30% il consumo. E questo solo operando sulle tecnologie. Il problema energetico non riguarda il tipo di propulsione, ma come si produce l’energia che oggi, per il 70/80%, deriva dal fossile. Dobbiamo metterci in testa che la produzione di energia dovrà avvenire in altri modi».
L’export può essere penalizzato dalla crisi geopolitica e anche dalle ultime dichiarazioni di Trump rispetto all’Europa, in particolare l’Italia?
«Sicuramente hanno un impatto. Però, forse, noi italiani siamo i più preparati a gestire il tutto perché ci viviamo nell’incertezza. Per noi è il nostro modo di essere, e vedere un signore che tutti i giorni si inventa qualcosa, ci porta a ideare qualcos’altro. Se non ci sarà il mercato A, ci sarà il mercato B e io vedo già che ci si sta muovendo in India, in Thailandia e su altri Paesi».
Tra Motor Valley emiliano-romagnola e Vehicle Valley c’è integrazione?
«Sicuramente. Dobbiamo competere nel mondo ed essere uniti».
Dallara, di cui lei è ceo e socio, è un gruppo la cui attività ingegneristica si è ampliata dalla progettazione di vetture da competizione all’aerospazio e con una Academy al suo interno.
«Siamo estremamente impegnati su tutto quello che è il mondo racing e supercar. E adesso stiamo lavorando anche su tutto quello che è l’aerospazio. Le stesse tecnologie che noi troviamo nel motorsport le portiamo nell’automotive per permetterci di dare maggiore efficienza al sistema».
Al presidente Giampaolo Dallara, 89 anni, è stato riservato l’ingresso, proprio quest’anno, nelle Hall of Fame di Indianapolis e Detroit.
«Con l’ingegnere ho la fortuna di lavorarci tutti i giorni. Lui è in ufficio dalle 8 del mattino alle 20 di sera. Nel 2026 compie 90 anni e ha un’energia pazzesca. Vederlo in queste prestigiose Hall of Fame è la dimostrazione della valenza del personaggio che tutti quanti dovremmo studiare per la sua umiltà».
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