Nel primo trimestre Spotify ha registrato una crescita degli abbonati del 9%, superando le attese degli analisti e nonostante i rincari, fino a raggiungere quota 293 milioni. Non solo musica: l’offerta si amplia con podcast, vodcast, programmi video e lezioni di fitness. La strategia delineata dai due dirigenti alla guida del gruppo, Gustav Söderström e Alex Norström, punta su un presupposto chiaro: gli utenti, per accedere a un ecosistema sempre più ampio di servizi, saranno disposti a sostenere costi più elevati. Non a caso, a gennaio la piattaforma ha aumentato i prezzi degli abbonamenti dell’8%, anche in risposta alle pressioni degli analisti per allinearsi ai livelli di altre piattaforme come Netflix. Lo zoccolo duro resta rappresentato dagli abbonati storici, che nel tempo hanno costruito librerie musicali personali e una rete di connessioni sociali attraverso la condivisione dei brani.
Nel primo trimestre, il fatturato è cresciuto dell’8% a 4,5 miliardi di euro, secondo quanto comunicato dalla società martedì. Il dato è leggermente inferiore alle attese di Wall Street, ferme a 4,53 miliardi sulla base delle stime raccolte da Bloomberg. Per il secondo trimestre, l’azienda prevede 778 milioni di utenti attivi mensili e un utile operativo di 630 milioni di euro, un risultato inferiore alle aspettative degli analisti.
A quasi vent’anni dalla nascita, Spotify continua a ridefinire le modalità di fruizione della musica. La nuova sfida è ora legata all’intelligenza artificiale: il rischio, sempre più concreto, è un’invasione di contenuti generati automaticamente, con possibili ricadute sulla qualità della piattaforma. Dopo il forte rialzo dello scorso anno, il titolo ha perso il 15% dall’inizio del 2026. Il punto è che c’è ancora scetticismo: gli investitori non sono ancora del tutto convinti – ricorda l’agenzia – che la piattaforma abbia una strategia sufficientemente matura per stare al passo con i recenti sviluppi dell’intelligenza artificiale.
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