Le lobby che spingono l’auto elettrica hanno l’astuzia di farsi sentire nei momenti (per loro) più congeniali. Infatti, ogni qual volta si assiste a una situazione che potrebbe giocare a favore, eccoli pronti con comunicati e pressioni a senso unico. Così è stato nel momento in cui la Commissione Ue ha iniziato a parlare, circa un anno fa, di revisione del “Pacchetto automotive” che prevedeva il “tutto elettrico” a partire dal 2035. La stessa cosa è avvenuta, più di recente, con il passo indietro sullo stop ai motori endotermici, un dietrofront di Bruxelles inserito in un’abile operazione comunicativa con la (mini) apertura ai biocarburanti. Ciò è bastato per scatenare una pioggia di comunicati che mettono in guardia l’opinione pubblica da catastrofi non solo ambientali, ma anche per le ripercussioni sul carovita. Tutti studi e inchieste a senso unico e senza possibilità di contraddittorio. I più recenti, ed era immaginabile, in coincidenza con la crisi mediorientale e i conseguenti impatti su petrolio e prezzi alla pompa. La soluzione? L’auto elettrica, «altro che i biocarburanti avanzati sempre più promossi come l’alternativa economica al petrolio» e spinti dai governi italiano e tedesco, insieme all’industria automotive europea, allo scopo di allentare le normative Ue sugli obiettivi di taglio delle emissioni di CO2.
Il fattore prezzo
E poi c’è il fattore prezzo. Secondo la recente analisi di T&E «con il greggio oltre i 100 dollari il barile, il costo aggiuntivo per alimentare un’auto a benzina è stimato essere 5 volte superiore rispetto al costo di ricarica di una EV». Insomma, «in Italia fare 100 chilometri con un’auto alimentata a biocarburanti avanzati costa il 52% in più rispetto alla ricarica elettrica». Il riferimento è al cosiddetto Hvo (olio vegetale idrogenato), tra l’altro già disponibile. Bocciato. È vero che la domanda di auto elettriche è in crescita, influenzata anche dai timori derivati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
L’inganno emissioni
Ma è proprio il caso di mettersi completamente nelle mani della Cina visto che il “cuore” delle batterie batte grazie alle loro materie prime? «Inevitabilmente – spiega l’advisor Andrea Taschini – tutte le auto elettriche finiranno per essere unicamente made in China». Per non parlare della sola valutazione a valle delle emissioni e non sull’intero ciclo di vita. Tra l’altro, proprio ora che si parla anche di biocarburanti avanzati, ecco che vengono considerati «largamente insufficienti a coprire il fabbisogno energetico del settore». E se viaggiassimo tutti a batteria con l’ordine di risparmiare energia (tra ricariche, climatizzatori e altro) come paventato da Bruxelles? Dunque, meglio proseguire su più strade – mobilità elettrica inclusa – con la massima attenzione all’ambiente, ma non solo alla CO2. C’è, infatti, di peggio. Ma se ne parla troppo poco.
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