C’è un’area degli Stati Uniti che sta tornando al centro della geografia economica americana e che può insegnare molto all’Italia. Stiamo parlando di Chicago e del grande hub produttivo, logistico e finanziario che la circonda: l’Illinois. La città di Papa Leone XIV e la terra di Lincoln mostrano dati sempre più interessanti: nel 1997 il Pil nominale dello Stato era di 416 miliardi di dollari, mentre nel 2025 ha superato quota 1.200 miliardi. Ma dietro a questi valori c’è un dato ancora più importante: il processo di diversificazione che rende l’Illinois resiliente come pochi. Una ricetta interessante soprattutto per Milano, gemellata con la città del vento dal 1973, e per la Lombardia che, con un Pil superiore ai 500 miliardi di euro, è una delle regioni più ricche dell’Eurozona.
Da anni i legami tra l’Italia e l’Illinois sono in crescita. Prysmian Group, dopo l’acquisizione di General Cable, ha rafforzato la propria presenza nordamericana nel settore dei cavi elettrici, una filiera centrale per reti, energia ed elettrificazione. Anche per EssilorLuxottica la regione rappresenta uno snodo importante, in particolare per LensCrafters, Sunglass Hut ed Essilor Instruments Usa, che ha sede a Chicago. A coordinare i flussi commerciali ci sono la Italian American Chamber of Commerce of the Midwest, tra le più dinamiche del Nord America, e l’ufficio di Chicago dell’Ice-Italian Trade Agency.
Al centro di questo modello americano c’è Chicago, sede del primo grattacielo. L’area metropolitana ha un Pil di circa 923 miliardi di dollari: è la terza economia metropolitana degli Stati Uniti, dopo New York e Los Angeles. Nel corso degli anni ha saputo cambiare pelle mentre pezzi dell’industria pesante del Midwest si arrugginivano sotto il peso della deindustrializzazione. Oggi ha creato un mix che tiene insieme finanza, sanità, manifattura avanzata, logistica e servizi professionali, con la crescita di investimenti tecnologici alternativi alla Silicon Valley, ovvero su biotech, fintech, logistica e foodtech. Un processo che offre spunti per proseguire la trasformazione industriale che la Lombardia ha avviato negli ultimi decenni.
Tutto questo ha al centro la capacità di muovere persone e merci. Se Chicago è il motore dello Stato, la cinghia di trasmissione è la sua logistica. L’Illinois è il cuore dei trasporti americani. Ha circa 16 mila chilometri di ferrovie e per Chicago transita il 25% dei treni merci e il 50% di quelli intermodali (ovvero quelli con container). La Lombardia mostra già numeri importanti. Malpensa è il principale scalo cargo italiano con oltre il 60% dei volumi nazionali, quota che sale al 70% se si considera tutto il sistema lombardo. A questo va aggiunto il Rail Hub di Melzo, un interporto ferroviario che funge da polmone logistico per il Nord Italia. L’Illinois insegna però che l’investimento nella rete può diventare un volano ulteriore di sviluppo. Quasi il 40% dell’economia statale, circa 305 miliardi di dollari e oltre 2,4 milioni di posti di lavoro, è infatti legato direttamente al trasporto merci.
Sotto il suolo dell’Illinois c’è poi un altro tesoro, la sabbia silicea. Un mercato che vale 7,32 miliardi l’anno, ma secondo le proiezioni supererà i 13 entro il 2033. Il materiale è quarzo allo stato quasi puro ed è preziosissimo. Viene usato nel processo di fracking per l’estrazione di petrolio di scisto, ma soprattutto per l’industria dei semiconduttori. Il riferimento interessa anche l’Italia e va letto lungo tutta la filiera. La sabbia silicea è alla base dell’industria del silicio e dei materiali avanzati e il tema riguarda anche gruppi come StMicroelectronics, presente in Lombardia con Agrate Brianza e al centro della strategia italiana sui semiconduttori.
L’esperienza di questo spicchio di Midwest insegna che per alimentare questa economia variegata serve molta energia. Lo Stato è il primo produttore di energia nucleare degli Stati Uniti, non a caso proprio a Chicago sotto la supervisione di Enrico Fermi venne realizzata nel 1942 con il Chicago Pile-1 la prima reazione nucleare a catena autosostenuta. L’Illinois oggi ospita il maggior numero di centrali con undici unità divise in sei diversi siti. Da gennaio è già pronto il rilancio. Il governatore democratico J.B. Pritzker ha firmato una legge che sblocca la costruzione di nuovi reattori e fa cadere la moratoria del 1987 su quelli di grandi dimensioni. Un rilancio che si allinea al piano italiano sul nucleare di nuova generazione.
A fronte di questo modello, l’Illinois presenta anche alcune criticità che l’Italia deve osservare con attenzione. La prima è la pressione fiscale. Governato stabilmente dai democratici, lo Stato mantiene tasse più alte rispetto a diversi concorrenti come Texas e Florida, con il rischio di perdere contribuenti e investitori. Il secondo nodo è demografico: nei prossimi anni l’Illinois rischia una nuova contrazione della popolazione e una riduzione della forza lavoro in età produttiva, una traiettoria simile alle difficoltà demografiche che da anni interessano Lombardia e Italia. A questo si aggiungono le incognite commerciali e geopolitiche: agricoltura, industria e logistica restano esposte ai dazi, alla volatilità dei prezzi energetici e alla fragilità delle catene di fornitura, aggravate anche dai tumulti in Medio Oriente. Il modello Illinois è solido ma non invulnerabile: tasse e demografia, in particolare, rappresentano i rischi maggiori, gli stessi che possono frenare la corsa del modello lombardo.
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