Altro che nicchia, il senza glutine in Italia è diventato una vera scorpacciata da 600 milioni di euro (dati NielsenIQ), trascinato non solo dai bisogni di chi è celiaco, ma anche dalle scelte di chi celiaco non è. Pasta di lenticchie, biscotti di riso e pane di mais: prodotti che fino a pochi anni fa erano confinati in un piccolo scaffale “speciale” oggi stanno conquistando spazio nei supermercati e nei carrelli. La domanda, certamente, è cresciuta con una maggiore diagnosi e consapevolezza della celiachia e della sensibilità al glutine, che solo pochi anni fa non si aveva. Ma c’è dell’altro. Non arriva più soltanto dalla pancia, cioè da una necessità medica appunto, ma anche dalla testa. Secondo un report di NIQ per Food, il 19,5% delle famiglie italiane, praticamente una su quattro, acquista pasta senza glutine, con un balzo del +14,4% anno su anno. Eppure l’Istituto Superiore di Sanità stima che solo circa l’1% della popolazione sia affetto da celiachia. Un divario da cui emerge chiaramente che il senza glutine è diventato una scelta di consumo, non più solo una risposta a un’intolleranza.
Oggi il gluten free viene infatti percepito come più leggero, più digeribile, più salutare, complici probabilmente marketing e pubblicità. Fatto sta che in un contesto in cui i consumatori cercano etichette corte, ingredienti riconoscibili e prodotti privi di allergeni, il “senza” si è trasformato in un valore positivo. La crescita di questo settore è destinata così a non fermarsi. Secondo Mordor Intelligence, da qui al 2031 il mercato è previsto espandersi a un ritmo medio annuo del 7,7% solo in Italia. Numeri che raccontano molto più di una semplice tendenza ma piuttosto un cambiamento già in atto nelle abitudini alimentari degli italiani. A spingere questa trasformazione non ci sono solo le mode, ma anche fattori strutturali. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei tassi di obesità, ad esempio, stanno orientando sempre più consumatori verso alimenti capaci di rispondere a esigenze specifiche, come il controllo del peso, un maggiore apporto proteico e più fibre.
Dentro a questa evoluzione si muovono aziende come Andriani, tra i protagonisti del settore in Italia con il brand Felicia e un posizionamento distintivo: è l’unico pastificio italiano 100% senza allergeni. I suoi numeri raccontano questa trasformazione. Fondata nel 2009, oggi esporta in oltre 50 Paesi e supera le 41.000 tonnellate di produzione annua. Il 2025 si è chiuso con circa 130 milioni di euro di fatturato, in crescita del 10%, e l’obiettivo è arrivare a 200 milioni entro il 2028. Ma è soprattutto la visione a spiegare dove sta andando il mercato. «Il senza glutine non è automaticamente sinonimo di più salutare – ammette Davide Camicia, direttore generale della società benefit – nasce per rispondere a un’esigenza specifica. Per noi però è stato un punto di partenza che ha tracciato la strada a un progetto più ampio di cibo salutare e innovativo che si traduce, tra le altre cose, nell’utilizzo di materie prime naturalmente prive di glutine, contribuendo così a promuovere un nuovo modello alimentare».
In questo scenario si inserisce anche l’evoluzione dell’offerta. Se solo qualche anno fa le alternative al grano erano quasi esclusivamente mais e riso, oggi gli scaffali dei supermercati mostrano una creatività inaspettata tra legumi, come lenticchie, ceci e piselli, ma anche cavolfiore, mix vegetali e ingredienti poco diffusi in cucina, come la spirulina. Un’evoluzione che non sembra destinata a fermarsi. «Ci aspettiamo una crescita non solo quantitativa ma soprattutto qualitativa del segmento», afferma Camicia.
Dietro questa prospettiva c’è un lavoro continuo di ricerca e sviluppo. «Nei prossimi tre anni abbiamo pianificato circa 10 milioni di euro di investimenti all’anno in innovazione, ricerca, digitalizzazione e nuove tecnologie. Il nostro team di R&D, dialoga costantemente con università e centri di ricerca di eccellenza e collabora giornalmente con startup innovative. Questo ecosistema alimenta costantemente nuove idee o nuovi progetti che spesso si traducono in nuovi prodotti o l’ingresso in nuovi mercati o segmenti di mercato», illustrano da Andriani. Il risultato è un settore in fermento, che sfornerà ancora nuovi gusti e formule nel prossimo futuro, in cui il senza glutine diventa un’opportunità.
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