C’è un peculiare tipo di frode aziendale, pericolosa e difficile da stanare, che colpisce soprattutto le grandi compagnie. Sono proprio loro, infatti, a faticare nel mantenere il controllo sui carnefici della truffa: i manager. E il bubbone si sta gonfiando sotto la spinta algoritmica di processi aziendali sempre più automatizzati e fuori controllo.
Molte delle frodi moderne nascono dal potere di alcuni manager di controllare contemporaneamente processi, fornitori e infrastrutture tecnologiche. Ma come funziona? «Attraverso società apparentemente indipendenti, spesso create ad hoc o intestate a soggetti terzi, vengono introdotti intermediari inutili nelle catene di approvvigionamento, nelle consulenze It o nei servizi digitali» spiega a Moneta Marianna Vintiadis, Partner Forensic Investigations & Intelligence Rsm. Il risultato è un drenaggio sistematico di risorse che parte direttamente dai vertici aziendali e che può protrarsi per anni senza generare anomalie immediatamente visibili.
Apple
Per dieci anni è riuscito a drenare risorse da una delle aziende più blindate al mondo. Dhirendra Prasad era un acquirente nella Global service supply chain di Apple. Tra il 2008 e il 2018, aveva il compito di gestire i pezzi di ricambio per i dispositivi in garanzia. Prasad ha orchestrato una truffa sistematica insieme a due fornitori compiacenti, basata su un collaudato trittico di fatture false, furti di componenti e tangenti. Apple pagava per servizi mai ricevuti o riacquistava pezzi di ricambio che in realtà già possedeva e che Prasad faceva sparire. Questo gioco ha prosciugato le casse di Cupertino per oltre 17 milioni di dollari.
Questo è il caso standard: un manager interno, fornitori compiacenti, società apparentemente indipendenti, fatture false e risorse drenate per anni senza generare anomalie immediate.
Netflix
Un altro caso è quello di Michael Kail, vicepresidente delle operazioni It di Netflix. Ha iniziato il suo schema nel 2012, quando ha creato una società schermo chiamata Unix Mercenary, priva di dipendenti o uffici reali, che fungeva da paravento per incassare percentuali fisse, oscillanti tra il 12% e il 15%, sui contratti che lui stesso stipulava per conto di Netflix con aziende come Netenrich e VistaraIT. Kail forzava i propri dipendenti a utilizzare software non graditi o duplicati pur di compiacere le startup partner. In cambio di questi contratti blindati, il manager riceveva pagamenti in denaro, finti contratti di consulenza e massicci pacchetti azionari. Durante il processo sono emersi i casi di Platfora, Sumo Logic, Netskope, Maginatics e ElasticBox, tutte società che garantivano a Kail stock option o migliaia di dollari mensili in cambio di commesse milionarie o di informazioni riservate sui concorrenti di Netflix. Con gli oltre 500 mila dollari intascati, Kail è stato condannato a 30 mesi di reclusione, tre anni di libertà vigilata, la confisca di 700 mila dollari e una multa di 50 mila dollari. Anche qui il meccanismo è quello della frode manageriale: il controllo di processi, fornitori e infrastrutture tecnologiche permette di introdurre intermediari inutili, consulenze IT e servizi digitali che drenano risorse dall’interno dell’azienda.
Evoluzione
L’evoluzione, però, sta nel fatto che questi meccanismi non riguardano più soltanto i processi contabili e amministrativi, ma anche piattaforme digitali, workflow automatizzati e algoritmi decisionali.
«Oggi molte aziende affidano ai software la gestione di autorizzazioni, fornitori, valutazioni delle performance e allocazione dei budget; manipolare questi sistemi significa quindi intervenire direttamente nel cuore operativo dell’organizzazione». Così la corruzione trova qui il proprio terreno fertile per mimetizzarsi sotto la maschera dell’innovazione tecnologica.
«Lo osserviamo ogni giorno nel nostro lavoro quotidiano: un algoritmo di procurement può essere “addestrato” per favorire sempre gli stessi fornitori; un sistema di scoring interno può penalizzare concorrenti e agevolare società collegate; piattaforme di analytics possono essere manipolate per produrre indicatori falsamente positivi e giustificare investimenti o contratti. Apparentemente tutto funziona in modo automatico, neutrale ed efficiente, ma in realtà alla sua base si nasconde un processo magistralmente alterato e occultato».
Nel 2026, mentre l’intelligenza artificiale e l’automazione corrono al ritmo imposto dalla competizione tra le grandi aziende tecnologiche, il quadro si fa molto più complesso. «In alcuni casi il livello di sofisticazione arriva a ribaltare completamente il ruolo del responsabile della frode» prosegue Vintiadis. Accade sempre più spesso che manager o amministratori autorizzino direttamente operazioni irregolari, come bonifici verso società collegate o conti riconducibili a loro stessi, per poi presentarsi successivamente come vittime di attacchi informatici o di compromissioni dei sistemi aziendali. È il paradigma del “falso ceo vittima del sistema”: l’autore sfrutta la nota frode tecnologica per costruire una difesa credibile e attribuire le anomalie a manipolazioni esterne o errori algoritmici. La frode, così, non altera solo i flussi finanziari, ma anche la narrazione dei fatti».
Per stanare i criminali oggi non basta più seguire il denaro: occorre leggere i dati, ricostruire le autorizzazioni digitali, analizzare i log di accesso e verificare chi ha modificato parametri e algoritmi per comprendere la genesi delle anomalie. «Spesso i primi segnali emergono da dettagli minimi: fornitori sconosciuti che ottengono incarichi ricorrenti, processi automatizzati che producono risultati sistematicamente favorevoli a un determinato soggetto, modifiche software effettuate fuori procedura o reti di società collegate attraverso amministratori solo apparentemente estranei» conclude l’esperta.
La nuova frode aziendale, infatti, non lascia tracce. Si nasconde nei processi automatizzati, nelle autorizzazioni digitali e nei parametri invisibili che regolano il funzionamento dell’impresa. È proprio questa capacità di confondersi con l’infrastruttura tecnologica a renderla oggi più difficile da individuare e più pericolosa.
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