Le tensioni geopolitiche cambiano la mappa degli investimenti tematici. Il conflitto in Iran, con la sua dote di tensioni energetiche per la chiusura dello Stretto di Hormuz, hanno infatti riportato al centro il nodo della sicurezza energetica. Da qui l’aspettativa di un aumento del ritmo degli investimenti nelle energie pulite da parte delle grandi potenze mondiali al fine di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. Questo si è tradotto sui mercati in forti afflussi sui fondi legati al comparto delle energie pulite, che dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente è stato uno dei migliori insieme a quello tecnologico. L’iShares Global Clean Energy Etf, che con 2,8 miliardi di dollari di asset è il più grande replicante che si concentra sulle società attive nelle rinnovabili, segna da inizio anno un exploit di oltre il 30% rispetto al +7% circa dell’azionario globale (indice Msci World); allargando lo sguardo agli ultimi 12 mesi, il trend è ancora più positivo (+60%), che diventa +72% nel caso dell’L&G Clean Energy Etf (che si rifà a un altro indice sottostante ed è ad accumulazione). In luce anche i fondi che presentano un portafoglio concentrato in utility e infrastrutture considerate ormai strategiche per la resilienza energetica dei Paesi occidentali come l’iShares Global Infrastructure Etf.
La portata della sfida emerge dai numeri globali sugli investimenti in energia pulita, con oltre 1.100 miliardi di dollari che sono confluiti nel settore tra il 2019 e il 2025 (dati Atlas Public Policy). Più della metà della spesa è arrivata dalla Cina. Un dato che fotografa con chiarezza il rischio geopolitico percepito in Europa e negli Stati Uniti: il resto del mondo, complessivamente, ha investito meno di Pechino da sola. Non sorprende che proprio gli Etf tematici focalizzati sulle rinnovabili abbiano guidato gli afflussi in Europa nel mese di aprile. Secondo i dati elaborati da Ark Invest Europe, lo scorso mese per la prima volta da inizio anno la leadership non è andata alla difesa, ma proprio al clean energy, capace di attrarre 537 milioni di dollari di nuovi capitali. «Gli investitori sembrano puntare sulla crescita della domanda di elettricità legata all’AI e ai data center, guardando oltre le turbolenze di breve periodo sul fronte politico», osserva Rahul Bhushan, global head of investment products di Ark Invest Europe. Al secondo posto c’è un altro tema molto caldo che è lo Spazio, con +364 milioni di dollari: la crescente commercializzazione del settore lo consolida come tema strutturale, sostenuto sia dal capitale privato che dalla spesa pubblica. Senza dimenticare l’importante catalyst in ottica d’investimento rappresentato dall’imminente quotazione a Wall Street di SpaceX, candidata a diventare la più grande Ipo di sempre. Altri temi forti dell’ultimo periodo sono uranio ed energia nucleare (+322 milioni) e l’immancabile intelligenza artificiale (+303 milioni). Sul fronte negativo, i deflussi di aprile più significativi riguardano temi quali cybersecurity (-67 milioni), economia dell’idrogeno (-58 milioni) ed economia circolare (-55 milioni).
La nuova narrativa del clean energy, dunque, non ruota più esclusivamente attorno agli obiettivi climatici, ma si intreccia con tre grandi driver strutturali: sicurezza energetica, sovranità industriale e rivoluzione tecnologica. Una combinazione che potrebbe sostenere il settore anche in presenza di tassi d’interesse elevati, vero grande nemico delle rinnovabili negli ultimi anni. Gli esperti di Nuveen sottolineano come le tensioni sulle catene di approvvigionamento globali stiano aumentando ed è improbabile che il mercato petrolifero torni alla normalità prima del 2027. Per Nuveen alcuni segmenti del comparto clean energy appaiono particolarmente favoriti. Tra questi figurano le reti elettriche europee, destinate a ricevere nuovi investimenti per migliorare integrazione e resilienza; i sistemi di accumulo energetico a batteria, considerati ormai un pilastro fondamentale della stabilità delle reti; e il biogas, che potrebbe beneficiare di nuove politiche europee per ridurre la dipendenza energetica dall’estero. «Le energie rinnovabili generano energia a un costo marginale quasi nullo, rimanendo del tutto al riparo dalle forze geopolitiche che oggi stanno ridefinendo i mercati energetici», rimarcano Laura Cooper, global investment strategist and head of macro credit di Nuveen e di Joost Bergsma, global head of clean energy di Nuveen Infrastructure, che ritengono «saldamente intatti» i venti favorevoli che sostengono l’asset class tra cui un solido sostegno politico, la crescente domanda aziendale di energia pulita e la rinnovata e urgente attenzione alla sovranità energetica.
Gli investitori devono mettere in conto il fattore volatilità. Il comparto clean energy in passato è stato tra i più ballerini: l’S&P Global Clean Energy Transition Index è passato dalle sonore batoste del 2023 e 2024, con rispettivamente -20% e -25% in anni positivi per l’azionario nel suo complesso, al balzo del 46% lo scorso anno. Volatilità che consiglia un’esposizione limitata a questo asset all’interno di un portafoglio ben diversificato. Altro elemento di rischio da tenere presente è l’alta sensibilità al rialzo dei tassi che caratterizza i settori ad alta intensità di capitale.
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