Secondo Sam Altman la rapida adozione dell’intelligenza artificiale da parte delle aziende non causerà un'”apocalisse lavorativa” . Lo ha detto nel corso di un intervento della Commonwealth Bank of Australia a Sidney, dove ha illustrato le sue preoccupazioni iniziali circa l’impatto sui posti di lavoro dell’IA. Ha definito “piuttosto sbagliate” le implicazioni sociali ed economiche che lui e i suoi dirigenti avevano preventivato nel 2022, dopo il lancio di ChatGpt. “Sono felice di essermi sbagliato” ha spiegato Altman “pensavo che l’impatto sui posti di lavoro dei colletti bianchi entry level sarebbe stato maggiore”.
Licenziamenti
Per la verità, sono ormai molte le aziende che stanno licenziando per rimpiazzare i dipendenti con intelligenze artificiale, soprattutto nella categoria dei “colletti bianchi” citata proprio da Altman. Recentissima è la notizia che Just Eat Takeaway ha annunciato 42 tagli proprio tra le figure amministrative dell’azienda in favore di una sostituzione con sistemi automatizzati. Lo stesso stanno poi facendo le big tech, Meta in testa. L’azienda guidata da Mark Zuckerberg licenzierà il 10% della sua forza lavoro, oltre ad aver annullato i piani di nuove assuzioni per 6 mila posizioni aperte. Non solo, l’azienda sta installando sui computer dei dipendenti statunitensi un software in grado di registrare movimenti del mouse, clic e digitazioni, in grado di catturare in modo intermittente gli screenshot delle schermate. Questo per far sì che le macchine apprendano dagli esseri umani anche a svolgere le piccole azioni quotidiane per cui la forza lavoro umana è ancora indispensabile.
Da ricordare, parlando dei frequenti ripensamenti e dietro front di Sam Altman, che OpenAI si sta preparando per quotarsi in borsa, come le rivali Anthropic e Space X. La società madre di ChatGpt punterebbe a una valutazione di un trilione di dollari raccogliendo almeno 600 miliardi di dollari.
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