Ad ampie falcate i mercati si avvicinano al giro di boa di un anno impattato non poco dall’incertezza geopolitica. Ma a dettar legge anche in questo 2026 è sempre la stella cometa rappresentata da tutto ciò che ruota attorno al boom dell’intelligenza artificiale, con la crescita degli utili dei titoli tech che ha continuato a sorprendere in positivo. In vista della seconda metà dell’anno, l’interrogativo numero uno riguarda la sostenibilità di questo ciclo rialzista che sta vedendo gli investitori privilegiare gli asset percepiti come più esposti alla crescita dell’intelligenza artificiale.
L’AI continua quindi a guidare i mercati, ma la partecipazione si è allargata non poco: il 75% dei titoli dell’S&P 500 sta sovraperformando l’indice, mentre il gruppo delle Magnifiche 7 è sostanzialmente piatto da inizio anno. La correlazione tra questi player si è ridotta e la crescita utili si sta concentrando nella catena successiva, in particolare i semiconduttori, principali beneficiari degli investimenti record legati all’IA. Nell’outlook per il secondo semestre, JP Morgan Asset Management indica come sfida chiave quella di andare a cogliere le opportunità minimizzando i rischi legati all’IA attraverso una accurata diversificazione geografica. Un importante tassello idoneo a diversificare il portafoglio, è rappresentato dall’Europa, «un’area che permette una minore esposizione al settore tech e che allo stesso tempo presenta opportunità legate agli investimenti in sicurezza, difesa e infrastrutture, oltre che al settore finanziario, che beneficia di una curva dei tassi più ripida», argomenta Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P. Morgan AM.
A differenza di altri momenti storici oggi molte delle aziende protagoniste della corsa all’IA generano utili reali e stanno sostenendo investimenti infrastrutturali significativi per costruire capacità produttiva e tecnologica di lungo periodo. «Allo stesso tempo, la velocità con cui il capitale si concentra su pochi nomi rende ancora più centrale il tema della diversificazione e della costruzione consapevole del portafoglio», sottolinea Gabriel Debach, market analyst di eToro.
Allargando lo spettro di analisi anche al reddito fisso, la prima metà dell’anno ha visto l’obbligazionario soffrire di una elevata, con le prospettive sui tassi cambiate in modo radicale nel corso dei mesi e il consolidarsi di un’incertezza doppia, la prima in ambito di politica monetaria e la seconda su quella fiscale. «La volatilità potrebbe persistere – argomenta Toschi di JP Morgan AM – data la scarsa visibilità sul percorso dell’inflazione e sulle reazioni delle banche centrali. Tuttavia, ci aspettiamo un irripidimento delle curve dei rendimenti, con valore relativamente migliore sul tratto a breve scadenza, soprattutto in Europa».
Con l’accordo Usa-Iran e il deciso ritracciamento dei prezzi del petrolio, i mercati stanno prezzando una riduzione del rischio, non la sua eliminazione. E l’approccio più restrittivo del previsto della Federal Reserve nel primo meeting guidato dal nuovo governatore Kevin Warsh ha contribuito ad far capire che non tutte le nuvole si sono diradate. «I mercati continuano a inviare segnali contrastanti: le obbligazioni indicano uno scenario più orientato alla stagflazione, mentre i mercati azionari riflettono prospettive di crescita più favorevoli», rimarca Allianz Global Investors nel suo outlook per il terzo trimestre 2026 in cui indica Giappone e Regno Unito come i mercati azionari più convenienti, con anche i titoli governativi di questi Paesi e degli Stati Uniti che sono visti tra quelli con le valutazioni più interessanti.
Lingotto sbiadito
Tra gli asset in deciso affanno spicca invece l’oro. Dopo un 2025 da primo della classe, il metallo giallo proprio questa settimana è arrivato a violare al ribasso la soglia dei 4mila dollari l’oncia e segna un tonfo di oltre il 20% dai massimi toccati a gennaio nonostante l’inflazione in risalita. «Dollaro forte, rendimenti reali in aumento e vendite da parte di banche centrali emergenti sono i principali responsabili, ma la correzione potrebbe aprire nuove opportunità di ingresso», rimarca Alberto Tocchio, head of Global Equity and Thematics di Kairos Partners Sgr.
L’oro al giro di boa dell’anno non è quindi riuscito a offrire protezione durante il conflitto con l’Iran. Il mercato ha progressivamente escluso l’ipotesi di futuri tagli dei tassi, aumentando così il costo opportunità di detenere asset privi di rendimento, come l’oro. Sono inoltre emersi segnali di un rallentamento degli acquisti netti da parte delle banche centrali, dovuto in parte alle vendite effettuate dalla Turchia e, in misura minore, dalla Russia.
«Nonostante ciò, riteniamo che la domanda proveniente dalle banche centrali resti strutturalmente solida. Di conseguenza, il recente arretramento dei prezzi potrebbe rappresentare un’interessante opportunità di ingresso tattico per gli investitori», asserisce Bruno Lamoral, portfolio manager institutional mandates di DPAM.
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