In Italia l’emergenza amianto, nonostante il bando scattato nel 1992, è ancora in corso: restano circa 40 milioni di tonnellate da bonificare e smaltire, soprattutto dentro tettorie ed edifici in tutta la Penisola. Ma un nuovo studio dell’università Milano-Bicocca potrebbe dare una scossa, grazie alla scoperta che l’amianto può avere una seconda vita sostenibile.
Lo studio
Secondo uno studio sull’amianto condotto da Lorenzo Squitieri, dottorando industriale dello spin-off Graftonica e nel gruppo di ricerca guidato da Roberto Simonutti (docente di Chimica Industriale presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali) e coordinato da Michele Mauri, ricercatore presso lo stesso Dipartimento, l’amianto può essere riutilizzato come componente utile alla produzione di bioplastiche più facilmente degradabili.
Trattamenti termici
Grazie a trattamenti termici sviluppati dal gruppo di Giancarlo Capitani (docente di Mineralogia), l’amianto può essere trasformato in una polvere minerale sicura. Per rendere il processo totalmente circolare ed economicamente sostenibile, questa polvere è stata poi riutilizzata come carica, ovvero miscelata con il polilattico (Pla), una bioplastica molto diffusa nell’industria e nella stampa 3D.
Diverse tipologie di materiali
La ricerca, intitolata “Upcycling detoxified asbestos cement as depolymerization regulating filler in polylactic acid (PLA) composites”, ha analizzato due tipologie di materiali resi non nocivi, denominate “rosso” e “verde”, ottenute attraverso processi differenti. Questi materiali sono stati integrati nel Pla, attraverso l’esperienza di Graftonica, nelle tecniche di lavorazione della plastica e utilizzati per stampa 3D con la tecnologia Fused Granular Fabrication (FGF), che consente di lavorare direttamente con piccoli granuli (denominati pellet), riducendo costi e consumi energetici.
I risultati
I risultati hanno mostrato che il materiale “rosso” può essere inserito nella bioplastica fino al 20 per cento in peso, mantenendo caratteristiche meccaniche comparabili a quelle del materiale di riferimento, o incrementando leggermente la rigidità. Questo permette di creare manufatti più resistenti e sostenibili, riducendo l’uso di materie prime vergini e valorizzando un rifiuto che comporta rischi significativi per l’ambiente e la salute.
Il materiale “verde”, invece, viene preparato in condizioni che lo rendono in grado di spezzare le molecole di Pla con la breve applicazione di una temperatura attorno ai 200 °C. Sebbene questa variante riduca leggermente la resistenza meccanica dei compositi, permette la progettazione di bioplastiche che, a fine vita, possano essere degradate ”a comando”, contribuendo a un ciclo di vita più sostenibile e controllato.
I morti da amianto
In Italia ogni anno si registrano ancora circa 10.000 nuovi casi di patologie asbesto correlate (l’asbesto è l’altro nome dell’amianto) e 7.000 decessi. Il mesotelioma provoca circa 2.000 morti l’anno, il tumore al polmone oltre 3.800, l’asbestosi circa 500. A questi si aggiungono altri tumori correlati, tra cui quelli del tratto gastrointestinale e delle ovaie.
Il bonus amianto
Anche per il 2026 sono stati confermati gli incentivi per la rimozione dell’amianto. Non è previsto un singolo bonus amianto, ma diversi strumenti per finanziare interventi di rimozione e smaltimento. Per i privati, la rimozione dell’amianto può rientrare negli interventi di:
- ristrutturazione edilizia
- manutenzione straordinaria
- messa in sicurezza dell’immobile
E’ quindi possibile chiedere la detrazione fiscale prevista per il recupero del patrimonio edilizio, pari al 50% delle spese sostenute, secondo i limiti stabiliti dall’Agenzia delle Entrate.
Le aziende invece possono accedere a misure ad hoc, tra cui il credito d’imposta per la bonifica da amianto. Previsti poi bandi Inail con contributi a fondo perduto che possono arrivare al 65% della spesa totale e bandi comunali e regionali.
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