Chi investe oggi si trova di fronte a mercati si muovono su traiettorie molto distanti da quelle abituali. L’economia globale è mossa da una continua tensione tra scarsità e abbondanza e per gli investitori, capire questa dinamica è la chiave per posizionarsi correttamente. Lo ha chiarito durante la presentazione del Mid-Year Global Outlook 2026 di BlackRock Italia, il Managing Director e Chief Investment Strategist Bruno Rovelli
La grande promessa dell’Intelligenza Artificiale è una decisa accelerazione della crescita economica. Dal 1870 a oggi, il PIL pro capite degli Stati Uniti è cresciuto a un ritmo costante del 2% all’anno, trainato dalle varie rivoluzioni tecnologiche. La domanda che ci si pone oggi è se l’IA sia solo una delle tante innovazioni storiche – destinata a mantenerci su quel 2% – o se sia qualcosa di strutturalmente diverso. Secondo Blackrock, il miglioramento esponenziale dell’IA può aprire un ciclo di crescita straordinaria, capace di rompere il tetto storico del 2%. Se questo accadrà, la maggiore produttività aiuterà anche a rendere più sostenibili i debiti pubblici globali, che oggi a molti sembrano fuori controllo.
Scarsità
Prima di arrivare all’abbondanza promessa dall’IA, gli investitori devono fare i conti con la fase di costruzione delle infrastrutture. Questa fase è dominata dalla scarsità, aggravata dalle tensioni geopolitiche che frenano il libero movimento di beni, capitali e persone.
Questa scarsità non è fissa, ma rotatoria: si sposta continuamente da un settore all’altro. All’inizio ha colpito i chip, poi le memorie, mentre oggi il vero collo di bottiglia è l’energia e la capacità della rete elettrica di supportare i data center. I margini di profitto lo confermano: mentre i giganti del tech spendono moltissimo in investimenti erodendo parte della loro redditività, le aziende energetiche e infrastrutturali stanno vedendo volare i propri utili.
La scommessa sull’IA si sta quindi spostando sulla sua parte fisica, che include la robotica industriale. Mercati come Giappone e Corea hanno corso molto grazie a questo trend, ma oggi le valutazioni non sono più a buon mercato. Comprare a questi prezzi richiede cautela, soprattutto in segmenti ciclici come le memorie, dove i margini attuali potrebbero non durare per sempre.
Per questo motivo le vecchie etichette dei mercati rischiano di ingannare. C’è una dispersione altissima nei rendimenti tra settori, paesi e singole aziende. Questo significa che la gestione attiva – la capacità di scegliere i titoli giusti – conta molto di più rispetto al semplice comprare l’intero mercato.
60/40
Il classico portafoglio bilanciato 60% azioni e 40% obbligazioni si basava su un’idea radicata e rodata: quando le azioni scendono, i titoli di Stato a lungo termine salgono, proteggendo il capitale. Questo funzionava in un mondo a bassa inflazione. Oggi, la correlazione tra azioni e bond è diventata positiva su tutti gli orizzonti temporali (da 6 mesi a 5 anni). Significa che si muovono insieme.
Le obbligazioni a lungo termine non offrono più una protezione automatica e hanno un rendimento basso se rapportato alla loro volatilità. Per generare vero reddito, la scelta migliore oggi è spostarsi sulle scadenze brevi della curva e su strategie diversificate, unendo obbligazioni societarie investment grade e debito dei paesi emergenti in valuta locale.
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