Qual è il segreto del successo del libro di Pinocchio? Oltre a essere un libro per bambini è anche un trattato di economia? Con 450mila copie vendute agli inizi del Novecento, in un Paese appena unificato e ancora semianalfabeta Pinocchio è stato senza dubbio un grande successo. Poi dal Novecento a oggi è uno dei libri più stampati dopo la Bibbia e il Corano e secondo Giuseppe Prezzolini è «il più grande capolavoro della letteratura italiana».
Il libro “Pinocchio svelato”
Pinocchio contiene verità formative e come tutte le narrazioni più durevoli è rivolto ai bambini che lo conserveranno per anni come esperienza. Interessante lettura è Pinocchio svelato – autori vari, Bietti 2026 a cura di Andrea Scarabelli. L’opera raccoglie i saggi di Gianfranco de Turris, Grazia Marchianò, Emilio Servadio ed Elémire Zolla con le tavole di Sigfrido Bartolini, che analizzano le tantissime interpretazioni del libro: massoniche, alchemiche ed esoteriche.
Per Elemire Zolla è «un raccontino quasi quasi in vernacolo, con ammicchi e capitomboli da circo, pervaso di popolaresca bonarietà. Passeranno oltre i superbi. O faranno mostra del loro vezzo preferito, sociologico o psicoanalitico che sia, accanendosi sulla moralità borghesotta che a loro parrà l’essenza dell’intrattenimento. Era ciò che da loro si voleva. Resterà il pubblico degli innocenti. Gli unici ai quali valga la pena di schiudere i misteri».
Geppetto
E di misteri ne dischiude diversi soprattutto in campo economico. Pinocchio è ancora oggi un manuale per sopravvivere alle bolle speculative.
Ci ricorda che il vero valore sta nel lavoro come quello di Geppetto. O nella cultura e nell’investimento su sé stessi. Non nel campo dei miracoli dove seminare gli zecchini d’oro.
Questo dovrebbe insegnarci a non credere alla ricchezza senza il lavoro, alla rendita senza la produzione e al profitto distaccato dalla realtà. Perché il denaro non cresce sugli alberi e non si può stampare all’infinito.
E poi ci obbliga a fare la pace con il concetto di scarsità, sempre più attuale in un periodo di cambiamenti di paradigma internazionali, dall’IA, alla crisi energetica e alle guerre.
Il Paese dei balocchi
Quella che rimane più impressa è la lotta generazionale di un figlio che si allontana dal padre che lo vorrebbe istruito e che scambia l’abbecedario con la possibilità di entrare nel Paese dei balocchi.
Il primo principio dell’economia è la libertà di pensiero che si perde quando l’uomo accetta di diventare schiavo dei suoi appetiti facili e della sua miseria e così si espone a essere manipolato da chi va a caccia di sprovveduti.
La cultura, che è coltivazione di sé stessi, consente di mantenere il contatto con la realtà per percorrere la strada maestra dell’esistenza conservando la lucidità del giudizio.
Il Paese dei balocchi invece tende a tenerci buoni e accompagnarci a fine corsa senza lasciarci decidere alcunché. I balocchi li hanno costruiti gli altri, non mirano alla nostra vera realizzazione ma servono a incatenarci alle nostre debolezze come è capitato a Lucignolo.
Con la cultura si conserva la libertà che permette di resistere alle menzogne del Gatto e della Volpe e permette poi di affrontare sfide e difficoltà e attraversare mari nella pancia di una balena per poi rinascere a nuova vita.
Il cartone Disney
Il nucleo di Pinocchio ha un valore economico enorme ed è stato consacrato da numerosi film e dal cartone animato di Walt Disney. Per questo è sorprendente che la nostra economia continui a credere alle promesse di ricchezze facili e alle scorciatoie finanziarie come quelle del Gatto e la Volpe.
È la prova che i buoni consigli degli altri non servono mai, e che non è semplice ascoltare la voce del Grillo parlante. Quante crisi e quante bolle avremmo evitato se ci fossimo ricordati la storia degli zecchini d’oro? E poi c’è un altro punto di vista, l’avidità di tempo, il bruciare le tappe e volere tutto e subito. Pinocchio vuole crescere ma senza fare sacrifici. Vuole diventare ricco senza lavorare, divertirsi senza studiare, diventare adulto senza maturare e ottenere risultati senza disciplina. La favola del campo dei miracoli è un esempio perfetto perché dimostra che Pinocchio non vuole cinque monete, ne vuole mille subito. Un odio per l’attesa che dà un’opportunità al Gatto e alla Volpe che si propongono per offrire una scorciatoia per saltare il percorso.
L’avidità rende sciocchi
In più questa avidità rende sciocchi perché ci si fa sconfiggere dalla voglia di credere a qualcosa. Nella favola ci sono verità che gli economisti comportamentali avrebbero scoperto molto tempo dopo e cioè che le menzogne riescono a ingannare le persone perché queste desiderano crederci.
Così come noi abbiamo creduto negli anni all’energia gratis, al pasto gratis, all’immigrazione e alla globalizzazione senza rischi e al progresso tecnologico senza costi geopolitici. Ora scopriamo che dietro ogni illusione c’è sempre un conto da pagare.
La normalità
Un altro libro interessante è La normalità è una cosa bellissima di Andrea Alongi (Piemme 2026). Non parla di Pinocchio ma è la storia di un quasi Pinocchio di oggi che cresce tra maltrattamenti e droga. Grazie a un caso di cronaca entra nel Paese dei balocchi della viralità ma poi se ne libera e, grazie al lavoro, scopre e conquista la normalità.
Perché non si cresce mai senza fatica e la ricchezza vera arriva dal lavoro di Geppetto, dal risparmio, dal sudore e dall’impegno. E non dai derivati del Gatto e della Volpe.
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