A Torino correva l’anno 1786 quando Antonio Benedetto Carpano, distillatore ed erborista, decise di lanciare un prodotto nuovo ispirandosi all’antica tradizione dei vini aromatizzati in voga a Roma e nella Grecia antica: nasceva così il Vermouth, miscela di moscato con oltre 30 erbe aromatiche. Un immediato successo anche perché Carpano, che aveva un negozio proprio davanti al Palazzo Reale, ne fece subito omaggio a re Vittorio Amedeo III: scelta di marketing vincente che rese questo vino aromatizzato l’aperitivo per eccellenza dell’epoca, amato dai padri dell’Italia come Cavour, Massimo d’Azeglio e Giuseppe Verdi.
Il Salone del Vermouth
Da ieri a oggi, è cambiato poco: il Vermouth è infatti tornato di moda, come mostrano i dati diffusi a febbraio in occasione del terzo Salone ad hoc organizzato a Torino: dal 2018 al 2024 la produzione è passata da 2,4 a 6,8 milioni di bottiglie, con un prezzo medio della bottiglia salito da 17,92 a 25,20 euro e un fatturato schizzato da 32,6 ai 172,2 milioni di euro e realizzato per il 65% all’estero, con export in oltre 80 Paesi.
L’estero
Un dato ancora più significativo se si pensa che il comparto degli alcolici è alle prese con un calo dei consumi legato anche al cambio delle abitudini di consumo: solo il 21% dei giovani della Gen Z beve super alcolici quando esce la sera, a fronte del 41% dei Millennials. Secondo uno studio di Circana, il 71% degli europei consuma meno alcolici e quasi un quarto dei giovani tra i 25 e i 35 anni è astemio. Ma c’è chi mostra comunque grande ottimismo per prodotti storici come il Vermouth o il Bitter.

Come Gianfranco Toso, ceo di Toso spa, casa vinicola specializzata in spumanti e vini piemontesi con un’intera divisione dedicata alla mixology e all’aperitivo: Gamondi, nata nel 1890, con una gamma in cui spiccano proprio i Vermouth Igp. Negli ultimi anni l’azienda ha sviluppato una strategia particolare: non puntare su una singola referenza, ma costruire una vera e propria “One Bar Solution”, una gamma completa per la miscelazione studiata per consentire ai barman di trovare in un unico interlocutore tutto il necessario per la preparazione dei principali cocktail. «Quello che stiamo osservando negli ultimi è un mondo in evoluzione, con un ritorno di prodotti storici italiani alla base di cocktail intramontabili come il Negroni, insieme al classico Spritz che ormai è diventato un’icona a livello mondiale», spiega Gianfranco Toso a Moneta.
I consumi
Il manager non sembra temere che il calo dei consumi di alcol posso mandare in pensione un caposaldo italiano come l’aperitivo: «Stiamo parlando di un rito che non si esaurisce nel gesto di bere una bevanda: ormai, complice anche il caldo e la tendenza a mangiare di meno, l’aperitivo sta pian piano sostituendo la cena. In questo panorama, la riscoperta di bevande storiche ma in un certo senso diventate inconsuete fa parte di una evoluzione naturale: i classici diventano un’alternativa per chi vuole provare qualcosa di nuovo».
Il giro d’affari
Toso spa ha un giro d’affari di circa 40 milioni di euro, di cui circa il 65% legato all’export soprattutto negli Stati Uniti. Gli spumanti pesano per il 45%, Gamondi per il 10%. A tirare sono soprattutto i mercati europei, seguiti dagli Stati Uniti. «Gamondi è arrivato in Austria, Svizzera e Germania e ci stiamo affacciando in Asia. In particolare, cresciamo molto bene nei Paesi del Nord Europa con i prodotti ready to drink, ovvero i fusti di cocktail pronti da bere, ad esempio lo Spritz. In Oriente vendiamo soprattutto ai ristoranti italiani, con una forte richiesta di vini ma un interesse crescente per l’aperitivo. Il Vermouth è un prodotto che cattura l’interesse degli stranieri perché fa parte delle eccellenze del made in Italy e questo aiuta la sua diffusione fuori dai confini nazionali», sottolinea l’ad.
La Gdo
In questo quadro, secondo Toso, la crisi del comparto alcolici non deve essere letta come un fattore strutturale, ma come un momento di difficoltà legato a una situazione economica incerta: «Credo che il calo dei consumi sia legato soprattutto a una diminuzione della capacità di spesa. Tra l’altro parliamo di un fenomeno che non colpisce tutti i prodotti allo stesso modo: si sente molto di più per i vini, nello specifico i rossi, mentre il comparto dell’aperitivo va molto bene».

In questo senso, il piacere di sorseggiare un cocktail prima di sedersi a tavola sta colonizzando, dopo i bar, anche le mura di casa: «A differenza del passato, c’è sempre maggiore richiesta di prodotti per l’aperitivo nel canale dei supermercati, sia che si parli di ingredienti base per preparare i cocktail sia di soluzioni già mixate. Un fenomeno che fino a poco tempo fa non esisteva: noi vendiamo solo a bar e locali, ma stiamo iniziando a ricevere offerte dalla Grande distribuzione organizzata che vuole offrire ai propri clienti una gamma completa di prodotti per l’aperitivo casalingo».
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