“Agitato, non mescolato». Stiamo parlando del celebre Vodka Martini di James Bond? Non più. Oggi l’agente segreto più famoso del mondo probabilmente ordinerebbe un succo. O un Gin tonic zero. Non si ferma infatti l’emorragia del settore alcol, con consumi in continuo calo. Cadono tutti i miti: come è stato rivelato durante l’evento Away 2026 organizzato da Centromarca a Milano, in Italia perde smalto anche un pilastro sociale come l’aperitivo, con una riduzione delle visite del 5,8% che, sommata al calo del consumo di alcol, porta a una flessione del valore complessivo del 6,2% a 3,9 miliardi di euro. Lo scontrino medio è di 7,8 euro e le bevande alcoliche mostrano le maggiori difficoltà: birra -6,5%, cocktail e spirits -1%, vino e bollicine -4%. Le bevande analcoliche, esclusa l’acqua, limitano invece la flessione al -2,8%. Fra i giovani della Gen Z spopola invece la colazione, con un incremento del 15% di uscite. Il comparto cene cresce, ma anche qui l’alcol mostra un trend negativo, con un calo del 4,4% a cui fa da contraltare un aumento delle bevande analcoliche.
Aperitivo no grazie
Solo il 21% dei giovani della Gen Z beve super alcolici quando esce la sera, a fronte del 41% dei Millennials. Lo scorso ottobre uno studio di Circana ha rivelato che il 71% degli europei consuma meno alcolici e quasi un quarto dei giovani tra i 25 e i 35 anni è astemio. Nel 2025 nel Vecchio Continente il settore no o low alcol ha raggiunto un valore di 1,7 miliardi di euro, con una crescita del 10% rispetto al 2024. Anche chi non è del tutto astemio ha cambiato abitudini, con le bevande a media gradazione (tra 8 e 12 gradi) in forte espansione, con una crescita del 35% tra il 2023 e il 2025. Secondo le stime Iwsr riprese da Federvini, il mercato globale delle bevande no e low alcol è destinato a crescere di oltre 4 miliardi di dollari entro il 2028. In Italia, come emerge dai dati dell’Ufficio Studi Coop e Nomisma su dati Euromonitor, le vendite di vino, spirits e birra no alcol hanno raggiunto i 31,8 milioni di litri nel 2025, +14,8% in tre anni. Nel dettaglio si parla di +9,5% per il vino, +31,1% per gli spirits e +31,3% per la birra; negli ultimi tre anni, invece, gli stessi prodotti nella tradizionale versione alcolica sono calati complessivamente del 2,7%. E, dopo l’approvazione alla fine dello scorso anno del decreto sulla produzione di vino no alcol anche in Italia, il mercato appare destinato a crescere ancora di più, visto che le nostre etichette potranno sfidare i concorrenti stranieri anche in questa sempre più golosa nicchia di mercato.
Il cinema
A spingere il trend ci pensa anche il mondo del cinema. Come sempre a guidare la carica è Hollywood. Se nel 2013 George Clooney lanciava la sua tequila dei Vip, Casamigos, oggi le star si buttano sulle alternative: Tom Holland, che con Zendaya forma la coppia d’oro del grande schermo, punta sulla birra analcolica Bero; Katy Perry spinge la linea di aperitivi analcolici di De Soi; Blake Lively i mixer e mocktail Betty Buzz. L’ultimo a essersi messo alla prova nel settore è Ben Stiller che ha lanciato la sua omonima soda in tre gusti fra cui quello ispirato allo Shirley Temple, il cocktail analcolico più famoso di sempre inventato all’Hotel Royal Hawaien di Waikiki negli anni Trenta in onore dell’attrice bambina.
Anche in Italia gli attori hanno fiutato l’affare: Luca Argentero nel 2024 ha lanciato Sodamore, bevanda «pensata per chi sceglie lucidità, equilibrio e autenticità come forma d’amore verso sé stessi e verso gli altri, rompendo lo stereotipo che il “senza alcol” equivalga a “noioso”». Al prodotto d’esordio oggi se ne sono affiancati altri: il vino bianco dealcolato fermo e secco Whitelover e le birre analcoliche Beerlover (bianca e rossa). E si lavora già a nuove alternative: amaro e spumante.
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