Dal 16 luglio scatta l’obbligo di assicurazione per i monopattini elettrici. Si stima una platea di 140 mila veicoli, che dovrebbero essere stati targati dalla metà dello scorso aggio. Una nuova polizza Rc (responsabilità civile) obbligatoria che si aggiunge a quella che dal 1969 impone di assicurare il proprio veicolo. Peccato che il 20% delle automobili circolanti in Italia non rispettino questo sacrosanto obbligo. Gli ultimi dati, aggiornati al 30 giugno dalla Motorizzazione civile, li ha forniti il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, all’ultima assemblea dell’Ania (l’associazione delle compagnie di assicurazione). Dati poco rassicuranti. Su 47 milioni di vetture ce ne sono 9 milioni che viaggiano senza assicurazione. Appunto, più o meno il 20%. Quando facciamo un incidente, una volta su cinque, potremmo trovarci nella sgradevole situazione di non sapere chi ringraziare, al momento della riparazione del danno.
Ma c’è di peggio: è senza assicurazione anche il 30% dei veicoli oltre 3,5 tonnellate (i camion, gli autocarri adibiti a trasporto merci). Trecentomila su un milione. Non basta: circa il 40% delle moto circolanti è senza assicurazione (3 milioni su un totale di 8 milioni) e addirittura il 72% dei ciclomotori non si sottopone all’obbligo (su 3,2 milioni di motorini solo 2,3 milioni hanno una polizza Rc).
Mezze verità
Si potrebbe ripetere il ritornello di un Paese sottoassicurato, ma il problema è serio. Anche sui pochi obblighi assicurativi esistenti gli italiani scivolano, sorvolano, evitano. Salvo poi lamentarsi dell’onere del premio. E spesso si ripete solo una mezza verità. Negli ultimi anni l’Italia ha intrapreso un significativo percorso di convergenza verso i principali Paesi europei nel comparto Rc Auto. Quella che era una differenza sostanziale – nel periodo 2008-2012 il premio in Italia superava di 213 euro la media europea – è diventata poca cosa. Lo scorso anno una polizza Rc Auto in Italia costava solo 32 euro in più della media Ue. Segnale di un quasi completo allineamento. A fronte di una crescita dei premi negli altri Paesi del 37% negli ultimi vent’anni, l’Italia ha registrato un decremento del 16%, accelerando il processo di convergenza. E a giustificare questo residuo differenziale ci sono proprio i dati snocciolati da Salvini. Già, perché se l’evasione è ancora così alta, è inevitabile che la protezione assicurativa costi di più, perché chi paga, paga anche per chi non paga. Talvolta si cerca l’etica nell’economia, ma sarebbe sempre meglio scoprire l’economia nell’etica. Cioè i comportamenti virtuosi devono trovare la loro convenienza per potersi affermare e diventare prassi. E rispettare l’obbligo assicurativo fa bene al mercato e soprattutto consente di aggiungere un vantaggio economico (una polizza meno onerosa) alla sicurezza di non trovarsi con veicoli privi di copertura e quindi sottratti di fatto agli obblighi di risarcimento dei danni provocati.
L’assicurazione obbligatoria per i veicoli è una tutela fondamentale per chi circola su strada.
All’Ania ricordano che «nel 2025, gli automobilisti hanno versato complessivamente 14,9 miliardi di euro in premi assicurativi, una cifra che è stata interamente utilizzata per coprire i costi del sistema: circa 4,9 miliardi per riparare i veicoli danneggiati, 4,5 miliardi per risarcire le persone ferite, 2,5 miliardi per indennizzare le famiglie delle vittime di incidenti mortali e 3 miliardi per le spese di gestione delle compagnie». Il rischio di incidenti non è uguale in tutta Italia: cambia da zona a zona sia per frequenza sia per costo dei danni, e questo spiega perché i premi possono variare tra i territori. Un’altra variabile si determina proprio per la mancata diffusione delle polizze, che fa venire meno un mantra dell’assicuratore: mutualità. E poi, non ultimo il problema delle truffe. In Italia resiste un solido mercato di falsi sinistri, corroborati da falsi testimoni, con il solo obiettivo di lucrare risarcimenti non dovuti.
Anche in questo caso l’andamento del fenomeno è molto localizzato e sulla differenza regionale del costo del premio si riflette l’incidenza dei sinistri. Oggi c’è un altro elemento che potrebbe frenare il premio della Rc auto: la tecnologia, a condizione che ci si faccia monitorare. «Dimostriamo con dati alla mano che se un assicurato guida bene – sostiene Giovanni Liverani, presidente di Ania – in maniera avveduta e prudente, merita già oggi di pagare un premio inferiore indipendentemente dalla propria regione di provenienza».
Garanzie aggiuntive
Certo è che la protezione del veicolo va ben oltre l’assicurazione obbligatoria. Ogni anno oltre 10 milioni di automobilisti scelgono coperture aggiuntive per tutelarsi da una vasta gamma di rischi: dal furto agli incendi, dai danni causati da eventi atmosferici e atti vandalici fino alla rottura dei cristalli e ai danni da collisione in cui si è stati responsabili (Kasko). «Queste garanzie, sempre più diffuse – spiegano all’Ania – generano risarcimenti complessivi per quasi 2 miliardi di euro, con un peso significativo soprattutto per sinistri legati a eventi atmosferici, collisioni e furti. In media un’autovettura su tre (già assicurata per la parte obbligatoria) acquista anche una copertura volontaria».
La probabilità di incorrere in un sinistro coperto dalle garanzie accessorie auto presenta valori molto diversi tra le varie garanzie e protezione del veicolo: nel 2025, in Italia, sono stati risarciti 114 veicoli ogni 1.000 assicurati per danni coperti dalla Kasko, 57 per quelli coperti dalle garanzie rottura dei cristalli, poco meno di 30 per quelli coperti da eventi atmosferici e catastrofali.
© Riproduzione riservata