Il presidente Abi Antonio Patuelli ha aperto la sua relazione all’Assemblea 2026 ricordando i presidenti emeriti recentemente scomparsi, Maurizio Sella e Piero Barucci, definendoli «esemplari banchieri italiani di respiro europeo», e il proboviro Abi Natalino Irti, «insigne giurista e banchiere». Il presidente dell’Abi ha ringraziato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella «per essere venuto in Abi per ricordare con noi Barucci e Sella».
Un mondo che si allontana dalla pace
Il quadro internazionale delineato da Patuelli è quello di un mondo che si allontana dalle speranze aperte nel 1989, «quando finì la “guerra fredda” e si aprì una fase di speranze di libertà e di prosperità». «Ora soffriamo vedendo involuzioni, con gravi conflitti che limitano le libertà, calpestano i diritti, fanno prevalere gli egoismi miopi sui grandi principi di crescita civile, economica e sociale», ha detto il presidente dell’Abi, secondo cui «i limiti alle libertà delle persone e dei commerci producono forti problemi anche per chi non partecipa a guerre, ma ne subisce gli effetti che contrastano con lo sviluppo, diffondono inflazione e impoveriscono anche i non belligeranti, creano più rischi e indeboliscono imprese, famiglie e banche con conseguenze a catena». Patuelli ha aggiunto che «le incertezze prospettiche geopolitiche scoraggiano gli investimenti e le domande di prestiti, come emerge nell’indagine sul credito della Banca d’Italia», e ha collegato la crisi energetica, che colpisce in particolare l’Italia in quanto grande importatrice, alla crescente «fame di energia» generata dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
L’appello all’Europa: «Non c’è tempo per aspettare»
Sul fronte europeo, Patuelli ha chiesto un cambio di passo nelle decisioni comunitarie: «Non si possono attendere i tempi lunghi dei veti di singoli Stati e non c’è tempo per aspettare una nuova Costituzione per l’Europa, la via maestra per l’integrazione in una nuova democrazia». Per superare la paralisi decisionale, il presidente dell’Abi ha indicato nelle cooperazioni rafforzate la strada da percorrere, ricordando che lo stesso Euro nacque in questo modo: «Lo stesso Euro è una cooperazione rafforzata: se fosse stata attesa l’adesione di tutti gli Stati della Ue, l’Euro non sarebbe nato e non varrebbe ora un quinto delle valute mondiali». Da qui l’invito a misure che «stimolino gli investimenti privati, con la migliore utilizzazione, sempre libera e responsabile, del risparmio», con una riduzione della pressione fiscale sui risparmiatori proporzionale alla durata degli investimenti, che secondo Patuelli sarebbe vantaggiosa «per i risparmiatori, che potrebbero ottenere maggiori rendimenti, e per gli Stati che, pur riducendo le aliquote fiscali in proporzione alla durata degli investimenti, avrebbero più introiti per la maggiore redditività degli investimenti del risparmio a medio lungo termine». Il presidente dell’Abi ha chiesto che «la Ue approvi i provvedimenti per l’Unione dei Risparmi e degli Investimenti».
Meno burocrazia, più regole comuni
Netto anche il richiamo alla semplificazione normativa, definita «indispensabile» «ancor più in una fase di emergenza», insieme alla de-burocratizzazione, che Patuelli ha tenuto a precisare «non sono abolizioni di regole del mercato». Il presidente dell’Abi ha citato Luigi Einaudi, secondo cui «sono preferibili le libertà degli scambi, le libertà doganali e il “disarmo doganale”», sollecitando «i completamenti dell’Unione bancaria, dei mercati dei capitali e dei risparmi, e la minore concorrenza fiscale fra gli Stati della Ue», oltre a «nuove regole comuni, Testi unici o “Codici” europei di diritto innanzitutto bancario, finanziario, fiscale e penale dell’economia».
La solidità delle banche italiane
Sul sistema bancario nazionale, Patuelli ha rivendicato la solidità raggiunta, richiamando le parole del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta al Forex: «La solidità raggiunta dalle banche italiane costituisce oggi un elemento di stabilità per l’Italia. Traducendola in sostegno agli investimenti, all’innovazione e alla diffusione delle tecnologie digitali, gli intermediari forniranno un apporto fondamentale alla crescita della nostra economia». Il presidente dell’Abi ha inoltre ricordato che «nel 2025 le banche in Italia vi hanno investito 6,3 miliardi», nelle nuove tecnologie e nell’intelligenza artificiale, come evidenziato da ABILab, sottolineando l’impegno del settore «nella lotta al riciclaggio, all’usura, agli illeciti siti finanziari, agli attacchi agli ATM (cosiddetti Bancomat), alle frodi e alle truffe che utilizzano tecnologie e che sono un’emergenza sociale».
Più prestiti a famiglie e imprese
Sul credito, Patuelli ha osservato che «in Italia, a cominciare dal Mezzogiorno, crescono da mesi i prestiti bancari a famiglie e imprese», con un’offerta superiore alla domanda anche per effetto delle incertezze internazionali. Il presidente dell’Abi ha condiviso la posizione del Governatore Panetta sul ruolo delle garanzie pubbliche, utili a «correggere fallimenti di mercato, riservando il sostegno pubblico alle aziende meritevoli con reali difficoltà di accesso ai finanziamenti e assicurando che il beneficio sia effettivamente trasferito ai prenditori», ribadendo tuttavia che «le garanzie hanno un ruolo accessorio: è indispensabile che le banche valutino sempre il merito creditizio».
Il fisco sulle banche: «Tassazione superiore a quella dovuta»
Pur senza dedicare al tema un passaggio disteso come in altre edizioni, Patuelli non rinuncia a rivendicare il peso fiscale già sostenuto dal sistema bancario italiano. Nel bilancio degli ultimi anni, il presidente dell’Abi ricorda che le banche «fanno più della loro parte, per senso di responsabilità, per la lotta costante ad ogni forma di illegalità, per gli interventi di solidarietà a famiglie e imprese innanzitutto per le calamità naturali, per il sostegno diretto e indiretto alle esigenze sociali e con livelli di tassazione superiori a quelli dovuti per l’art. 53 della Costituzione». Il riferimento alla Carta, che sancisce il principio di progressività dell’imposizione fiscale in base alla capacità contributiva, è la chiave con cui Patuelli, come in altre occasioni, torna a sostenere che le banche italiane sono già tassate oltre il livello dovuto, un argomento che il presidente dell’Abi utilizza tradizionalmente per mettere in guardia da nuovi prelievi straordinari sul settore, come la tassa sugli extraprofitti bancari discussa negli ultimi anni.
Il bilancio degli ultimi anni e l’insegnamento di Einaudi
Patuelli ha infine sottolineato come «le banche hanno affrontato ogni tipo di crisi, hanno applicato in Italia tante riforme e hanno fatto in questi anni continui, ingenti rafforzamenti di capitale e riorganizzazioni più che in altre parti d’Europa, con il costruttivo ruolo dei Sindacati dei Bancari», e come le banche italiane abbiano sostenuto famiglie e imprese, in particolare per le calamità naturali, «con livelli di tassazione superiori a quelli dovuti per l’art. 53 della Costituzione». Il presidente dell’Abi ha chiuso la relazione richiamando l’insegnamento di Einaudi, secondo cui i banchieri devono essere sempre «sperimentati, prudenti ed indipendenti».
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