Due forze opposte stanno ridisegnando l’economia globale: da un lato le tensioni internazionali, dall’altro la rivoluzione tecnologica. Nel suo intervento all’assemblea dell’Abi, Fabio Panetta ha fotografato uno scenario segnato dall’incertezza, spiegando che «l’economia mondiale attraversa una fase di transizione» influenzata «dallo shock generato dal conflitto in Medio Oriente» e dalla «diffusione dell’intelligenza artificiale, che sostiene gli investimenti, il commercio di beni e servizi ad alta tecnologia, gli andamenti azionari e – con essi – la ricchezza e i consumi delle famiglie».
Per l’Europa il quadro resta più complesso. «L’aumento dei costi dell’energia ha aggravato un quadro già segnato da bassa crescita», ha osservato il governatore, evidenziando come l’inflazione nell’Eurozona si mantenga «intorno al 3 per cento» e sia destinata a restare sopra questo livello almeno fino all’inizio del prossimo anno.
La sfida della stabilità
Panetta ha ricordato che la politica monetaria si trova oggi a operare in un contesto delicato, «con un’economia in rallentamento e un’inflazione superiore all’obiettivo del 2 per cento». Da qui la scelta della Bce di procedere con un rialzo dei tassi di 25 punti base, definito «una prima risposta, misurata, alla prevalenza di rischi al rialzo per l’inflazione».
L’obiettivo, ha aggiunto, resta quello di «preservare il saldo ancoraggio delle aspettative di inflazione, limitando gli effetti indiretti e di secondo impatto degli shock». Un messaggio che richiama la necessità di mantenere la barra dritta in una fase in cui il ritorno delle tensioni energetiche continua a pesare sulle prospettive di crescita.
Banche italiane promosse
Ampio spazio è stato dedicato allo stato di salute del sistema bancario nazionale, che secondo il governatore continua a rappresentare un pilastro per il finanziamento dell’economia reale. «Gli indicatori relativi al primo trimestre confermano la robustezza del sistema bancario italiano: la redditività resta elevata, la patrimonializzazione è più che adeguata, la qualità degli attivi molto buona», ha affermato Panetta.
Una valutazione condivisa anche dagli organismi internazionali. Il governatore ha ricordato infatti che il Fondo monetario internazionale, nell’ambito del Financial Sector Assessment Program, «ha espresso un giudizio positivo sul nostro sistema finanziario, riconoscendo anche il contributo di una vigilanza efficace».
Particolarmente significativo il dato sui crediti deteriorati. «Dieci anni fa i prestiti deteriorati superavano l’8 per cento del totale dei finanziamenti, uno dei valori più elevati nell’area dell’euro; oggi la quota è dell’1 per cento». Un miglioramento che testimonia il percorso compiuto dal settore negli ultimi anni.
Non manca tuttavia un richiamo alla responsabilità degli intermediari. «La vigilanza può ridurre i rischi, ma non può sostituirsi agli organi societari», ha ammonito Panetta, sottolineando come «le prime linee di difesa restano all’interno degli intermediari».
Consolidamento e innovazione
Tra i fenomeni destinati a incidere maggiormente sul futuro della finanza italiana c’è il consolidamento in atto nel settore. Secondo il governatore, «le aggregazioni avviate o annunciate di recente interessano banche, compagnie assicurative e società di gestione del risparmio», in un contesto in cui «la competizione si gioca sull’offerta integrata di prodotti».
Si tratta di un processo che «può rafforzare gli intermediari e il sistema nel suo complesso», favorendo investimenti in tecnologia, sicurezza informatica ed efficienza. Ma i benefici, ha precisato, «non sono automatici» e dipendono dalla capacità di costruire modelli sostenibili, preservando «concorrenza, pluralismo e vicinanza alle esigenze dell’economia reale».
Un altro nodo centrale riguarda il finanziamento dell’innovazione. Per Panetta, un’economia sempre più basata su conoscenza, software e capitale immateriale richiede strumenti diversi dal tradizionale credito bancario. «L’obiettivo non è sostituire il credito bancario, ma affiancarlo con strumenti complementari, adatti a sostenere le diverse esigenze dell’economia».
Da qui l’invito a rafforzare il mercato del capitale di rischio e a coinvolgere maggiormente investitori istituzionali, fondi pensione e assicurazioni, superando i limiti di un mercato ancora troppo frammentato.
La forza dell’Italia
Nelle conclusioni, il governatore ha tracciato una prospettiva improntata al realismo ma anche alla fiducia. «Non possiamo eliminarne i rischi, né prevederne tutti gli sviluppi. Possiamo però rafforzare la capacità della nostra economia di assorbire gli shock e di trasformare in crescita le opportunità offerte dall’innovazione».
Infine, il messaggio rivolto al Paese: «L’Italia dispone di basi solide: un sistema bancario rafforzato, famiglie con un’elevata capacità di risparmio, imprese che hanno dimostrato di sapersi adattare anche nelle fasi più difficili». La sfida, ha concluso Panetta, è «trasformare questi punti di forza in investimenti, innovazione e sviluppo duraturo».
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