I pagamenti dell’Assegno unico e universale di luglio sono in arrivo, ma per molte famiglie questa mensilità segna anche un punto di non ritorno. Le erogazioni previste il 20 e 21 luglio saranno infatti le prime dopo la scadenza del 30 giugno, ultimo giorno utile per presentare la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) e aggiornare l’Isee 2026 mantenendo il diritto agli arretrati maturati da marzo.
Chi ha rispettato il termine riceverà l’importo corretto dell’assegno e, nei tempi tecnici necessari all’Inps per elaborare le pratiche, anche il conguaglio delle somme non percepite nei mesi precedenti. Per chi, invece, non ha aggiornato l’Isee entro la scadenza, gli arretrati sono definitivamente persi.
Quando arrivano i pagamenti di luglio
Per le prestazioni già in corso e che non hanno subito variazioni, l’Inps ha fissato gli accrediti nelle giornate del 20 e 21 luglio. Le nuove domande, le pratiche oggetto di conguaglio o gli assegni che richiedono ricalcoli saranno invece pagati, come di consueto, nell’ultima settimana del mese. Questo significa che alcune famiglie potrebbero ricevere gli arretrati spettanti solo negli ultimi giorni di luglio o, nei casi in cui l’Isee sia stato presentato a ridosso della scadenza del 30 giugno, direttamente ad agosto.
La scadenza del 30 giugno cambia tutto
La data del 30 giugno rappresentava l’ultimo termine utile per recuperare gli importi non percepiti da marzo.Come ogni anno, infatti, l’Assegno unico continua a essere erogato anche in assenza dell’Isee aggiornato, ma dal mese di marzo l’Inps riconosce automaticamente soltanto l’importo minimo previsto dalla normativa.
Presentando la Dsu entro il 30 giugno era possibile ottenere il ricalcolo dell’assegno e il pagamento di tutti gli arretrati maturati nei mesi precedenti. Con la scadenza ormai trascorsa, questa possibilità viene meno: chi aggiornerà l’Isee nelle prossime settimane continuerà a ricevere il beneficio, ma senza alcun recupero delle somme relative al periodo marzo-giugno.
Quanto si può perdere
L’impatto economico può essere significativo, soprattutto per i nuclei con redditi più bassi. Nel 2026, dopo la rivalutazione degli importi, l’assegno può arrivare a 203,80 euro mensili per figlio per i nuclei con Isee fino a 17.468,51 euro. Senza un Isee valido, invece, viene riconosciuto l’importo minimo, pari a 58,30 euro per figlio.
La differenza supera quindi i 145 euro al mese per ciascun figlio. Per una famiglia con un solo figlio il mancato aggiornamento dell’Isee può tradursi in una perdita di oltre 580 euro di arretrati, mentre per i nuclei con due o tre figli il valore delle somme non più recuperabili può superare rispettivamente i 1.000 e i 1.700 euro, considerando anche le eventuali maggiorazioni previste dalla normativa.
Cosa succede se l’Isee viene presentato dopo il 30 giugno
Chi presenta la Dsu in ritardo non perde il diritto all’Assegno unico, ma cambia la decorrenza dell’importo corretto. L’Inps continuerà infatti a erogare il beneficio, riconoscendo però il nuovo importo soltanto dal mese successivo alla presentazione dell’Isee aggiornato. Le mensilità già liquidate tra marzo e giugno resteranno invece definitive e non potranno più essere ricalcolate.
Un sostegno che vale miliardi
Secondo l’ultimo Osservatorio Inps, nei primi quattro mesi del 2026 sono stati erogati circa 6,6 miliardi di euro, che si aggiungono ai 19,8 miliardi distribuiti nel corso del 2025.
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