L’Inps boccia l’assegno unico come misura per rilanciare la natalità. Nel 2025 l’assegno unico ha raggiunto circa 6 milioni di nuclei familiari con un tasso di copertura del 94,9%, con punte di quasi il 99% al Sud. La riforma, spiega però l’Inps nel Rapporto Annuale, “ha prodotto un modesto incremento della probabilità di avere un secondo figlio tra le famiglie di reddito medio, accompagnato da una riduzione dell’occupazione materna, in particolare tra le lavoratrici con un legame più debole al mercato del lavoro”. In particolare, la probabilità di avere un secondo figlio è aumentata di “circa il 2%”, accompagnata però da un effetto negativo, con la riduzione di circa il 2% della probabilità di occupazione.
I bonus che invece funzionano
L’Inps sottolinea che “i trasferimenti monetari possono incentivare la natalità ma rischiano, se non affiancati da politiche complementari, di ridurre la partecipazione femminile al lavoro”. Diversi gli effetti del Bonus Nido: le stime indicano un aumento di circa un punto percentuale della probabilità di occupazione tra le madri eleggibili e l’impatto risulta sensibilmente più ampio – pari a circa sei punti percentuali – tra le madri che hanno effettivamente beneficiato della misura.
I trasferimenti monetari non bastano
“Il tema della natalità non può essere affrontato solo con trasferimenti monetari. – ha spiegato nel corso della presentazione del rapporto il presidente Gabriele Fava – La decisione di avere un figlio dipende anche dalla stabilità del lavoro, dalla possibilità di conciliare tempi di vita e tempi professionali, dalla disponibilità di servizi per l’infanzia, dalla distribuzione dei carichi di cura tra madri e padri”.
Per questo motivo negli ultimi anni è stato potenziato il Bonus asilo nido: l’utilizzo della misura è passato dal 4% dei potenziali beneficiari nel 2017 a oltre il 35% nel 2025, ha evidenziato il presidente. “E’ una crescita molto rilevante, ma il dato va letto fino in fondo. Le famiglie con Isee più basso continuano spesso a usare meno la misura, perché vivono in contesti nei quali l’offerta di servizi è più debole, il lavoro è più instabile, il ritorno economico dell’occupazione femminile è più incerto. Una misura formalmente universale può produrre risultati diseguali se i territori non offrono le stesse condizioni di accesso”.
Il ruolo positivo dello smart working
“Lo stesso vale – ha aggiunto – per il lavoro agile, pressoché inesistente prima del 2020 e oggi presente in una parte significativa dell’organizzazione del lavoro. Quando ben utilizzato, può contribuire a ridurre la penalizzazione economica legata alla maternità e a favorire una maggiore condivisione dei carichi familiari. E’ uno degli strumenti che possono attenuare la frattura tra genitorialità e lavoro. La denatalità non si contrasta con una misura sola. Richiede un ecosistema fatto di lavoro stabile, salari adeguati, servizi all’infanzia, congedi, flessibilità, parità di genere, accessibilità digitale, prossimità territoriale e cultura della condivisione. In questa logica, l’Inps può avere una funzione essenziale. Rendere i sostegni alla famiglia, alla genitorialità e alla cura più leggibili, più semplici, più vicini, più integrati”.
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