Il motore della Cina gira ma comincia a battere in testa rallentando la corsa del Dragone. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica (Nbs), il Pil è aumentato del 4,3% nel secondo trimestre del 2026, il ritmo più lento dalla fine del 2022. Il dato rappresenta una frenata rispetto al +5% registrato nei primi tre mesi dell’anno e si colloca al di sotto delle aspettative degli analisti, che prevedevano una crescita del 4,5 percento.
La fotografia dell’economia cinese
La fotografia dell’economia cinese è quella di un Paese che continua a produrre ma fatica sempre di più a consumare. A sostenere il Pil è stata soprattutto la produzione industriale. A giugno è cresciuta del 5,3% su base annua, accelerando rispetto al +4,5% di maggio e superando le previsioni del mercato. A trainare sono stati ancora una volta i comparti tecnologici: la produzione di computer e apparecchiature per le comunicazioni è aumentata del 15,7%, mentre hanno continuato a espandersi anche i macchinari industriali, i veicoli e le attrezzature ad alta tecnologia.
Consumi poco convincenti
Molto meno convincente appare invece il quadro dei consumi. Le vendite al dettaglio sono tornate in territorio positivo con un incremento dell’1% a giugno, dopo il calo dello 0,6% registrato a maggio. Il recupero, tuttavia, resta modesto e disomogeneo. Le vendite di auto sono diminuite del 16,1%, quelle di elettrodomestici dell’8,7% e quelle di mobili del 6,6%, confermando come le famiglie continuino a rinviare gli acquisti più impegnativi.
Frena il mercato immobiliare
Il vero freno resta però il mercato immobiliare. Dopo anni di crescita alimentata dal mattone, la crisi del settore continua a pesare sugli investimenti, sui bilanci delle imprese e soprattutto sul patrimonio delle famiglie, che vedono ridursi il valore del principale bene detenuto.
L’export cresce
A evitare un rallentamento ancora più marcato è stato il commercio estero. I dati diffusi dalle Dogane mostrano che a giugno le esportazioni sono aumentate del 27% su base annua, sostenute soprattutto dalla domanda internazionale di semiconduttori, batterie e veicoli elettrici. Il surplus commerciale ha raggiunto i 125,62 miliardi di dollari, il secondo valore mensile più elevato mai registrato, mentre nei primi sei mesi dell’anno l’export è cresciuto complessivamente del 17,6%. Ma i consumatori cinesi non ne stanno beneficiando. La crescita dipende sempre più dalla domanda estera e sempre meno da quella domestica e questa dinamica rende il Paese più esposto all’eventuale rallentamento dell’economia mondiale.
Gli obiettivi di Xi
Non a caso il governo ha fissato per il 2026 un obiettivo di crescita compreso tra il 4,5% e il 5%, il più prudente degli ultimi decenni. Un target che fino a pochi anni fa sarebbe apparso modesto per un’economia abituata a ritmi superiori al 6-7%, ma che oggi rappresenta già una sfida.
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