Partito dalla Cecoslovacchia comunista, ha costruito un impero da circa 15 miliardi di euro, simbolo di un capitalismo ramificato che in trent’anni ha assunto una dimensione globale. Il suo nome negli ultimi mesi ha fatto più volte capolino nelle cronache finanziarie italiane, senza però dare troppo nell’occhio, al riparo dietro una sigla: Kkcg, il gruppo internazionale d’investimento di cui è fondatore e proprietario. Karel Komarek è l’uomo d’affari che ha ingaggiato un serrato braccio di ferro con i cinesi di Weichai per tentare la scalata al Gruppo Ferretti, leader mondiale della nautica di lusso, senza però riuscire a ottenere la maggioranza nel recente rinnovo del cda, oggi guidato dal ceo Stassi Anastassov. Di lui si sa poco, ed è quindi normale che i fari si accendano. Abituato alle scommesse, settore che rappresenta una fetta rilevante del suo business, il multimiliardario ceco ha però accusato la sconfitta giocando al rialzo e agitando l’ipotetico spettro del Golden Power per bloccare tutto. Una mossa ostile con la quale l’imprenditore intende far pesare la quota del 23,2% raggiunta in assemblea.
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Per comprendere i contorni dell’ostinata battaglia navale condotta da Komarek è però utile addentrarsi nell’impero che il magnate ceco ha costruito attraverso una multinazionale con sede a Lucerna che, secondo i documenti ufficiali, opera in 41 Paesi e dà lavoro a oltre 16mila persone. Il business della nautica, del resto, per Kkcg rappresenta solo una piccola parte di un colosso attivo soprattutto in quattro settori: intrattenimento e scommesse, energia e chimica, tecnologia e real estate. Di origini non ancora raccontate, i quattro pilastri sono integrati da un ulteriore portafoglio di investimenti che comprende start-up, biotecnologie, consulenza e, appunto, settore marittimo.
Il vero motore finanziario del gruppo è Allwyn, il secondo operatore quotato al mondo nel settore delle lotterie e del gioco, oltre che leader in Europa. La società gestisce le lotterie nazionali di Regno Unito, Austria, Grecia, Cipro e Repubblica Ceca, oltre a essere presente negli Stati Uniti. Solo nel 2025 ha registrato ricavi per 8,9 miliardi di euro e una redditività elevata con Ebitda di 1,9 miliardi. Attraverso questa controllata, Komarek ha anche un legame strettissimo con l’Italia, dal momento che detiene il 32,5% di Lottoitalia, il consorzio incaricato dallo Stato di gestire il Gioco del Lotto e altri giochi come 10eLotto e MillionDay. L’investimento è stimato in 776 milioni. La cassaforte di Kkcg non si esaurisce però con i giochi, che sono valsi a Komarek il soprannome di Re del gaming. Il braccio tecnologico del gruppo, rappresentato da Aricoma e Avenga e recentemente unificato per competere a livello globale nel settore dell’intelligenza artificiale, ha chiuso il 2025 con 951 milioni di euro di ricavi, confermandosi anche partner software della Commissione Europea. A completare il quadro ci sono il settore energetico storico di Mnd, che ha registrato ricavi per 930 milioni nel 2025 mentre accelera la transizione verso idrogeno e geotermia, e una divisione Real Estate focalizzata sullo sviluppo urbano sostenibile.
Forte di questa potenza industriale, Komarek ha recentemente deciso di lanciarsi all’arrembaggio della nautica di lusso Made in Italy, settore che genera oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto. Un boccone decisamente ghiotto, ma non facile da conquistare. L’occasione si è presentata con la quotazione a Piazza Affari del Gruppo Ferretti. Entrato inizialmente come investitore istituzionale, Komarek ha presto scalato l’azionariato: nella primavera del 2026, grazie a un’Opa parziale, la sua Kkcg è salita al 23% del capitale con l’obiettivo dichiarato di sfidare il colosso cinese Weichai, presente nel capitale dal 2012 e protagonista di un importante rilancio finanziario: dai 340 milioni di fatturato dell’epoca (quando il gruppo era letteralmente sull’orlo del fallimento) a 1,3 miliardi attuali, con ambizioni dichiarate di superare 2 miliardi, anche attraverso nuove acquisizioni.
Scontro
La vera battaglia navale è scoppiata nel maggio scorso, quando Komarek ha tentato il colpo di mano presentando una lista alternativa per il cda, senza però riuscire a scalzare i soci di maggioranza cinesi. La legge del mercato, d’altronde, non fa sconti: alla fine governa chi controlla il pacchetto di voti più pesante. Ora, alla guida del gruppo nautico è arrivato l’ex manager internazionale di Procter & Gamble e Duracell, Stassi Anastassov, al quale gli stessi cechi riconoscono un autorevole curriculum.
Ma il tema è un altro: Komarek ha intenzione di contendere ancora il timone e, tramite Kkcg, ha impugnato le delibere assembleari, invitando il governo italiano ad attivare il Golden Power contro presunti interessi di Pechino legati alla divisione difesa di Ferretti, chiusa però nel 2024 e oggi attiva solo nella manutenzione delle imbarcazioni già consegnate. «Il rischio sono le tecnologie dual use», accusano da Kkcg. In attesa di un pronunciamento istituzionale, la questione rimane aperta. È altrettanto vero che i cinesi di Weichai sono da oltre dieci anni sulla plancia di comando e che anzi in passato, prima della quotazione in Borsa del gruppo, avevano un controllo di gran lunga superiore. Di là delle contingenti contese, Komarek potrà ora far valere il peso in assemblea. E ritentare, dopo la sconfitta, la sua scommessa più audace.
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