Dopo 13 anni di battaglie il cuore dell’Ilva, l’area a caldo che produce il preridotto, chiude i battenti definitivamente. La Corte d’appello di Milano ha confermato lo spegnimento decidendo di non sospendere l’esecutività del decreto di fine luglio che disponeva lo stop per cokerie e altoforni dell’impianto siderurgico. Rispedite dunque al mittente le istanze di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria.
“Il bilanciamento tra i contrapposti interessi” costituzionali “non può che far propendere a favore delle ragioni di tutela della salute”, spiega il provvedimento della Corte d’Appello di Milano. Per i giudici, “nel conflitto fra il diritto all’esercizio dell’attività di impresa e quello dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle immissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest’ultimo”.
Entro il 27-28 ottobre lo stop sarà materialmente esecutivo e a tale scopo, già la prossima settimana inizierà il raffreddamento degli altoforni che è irreversibile.
Anche per questo, suona come una beffa che i giudici rimettano “all’autonomia di gestori e proprietari degli impianti l’iniziativa di ripresa dell’attività quando essi avranno rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti e adottato le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di sei milioni di tonnellate all’anno”. Produzione che al momento, tra l’altro, è appena un terzo di questi 6 milioni.
Nelle prossime ore è probabile che il governo convochi i sindacati per definire una road map ed è altamente probabile che si vada verso una cassa integrazione generalizzata e verso un piano ponte per traghettare quel che resta dell’Ilva ai privati: in gara Jindal e la cordata di Federacciai con il governo nel ruolo di regista e azionista di minoranza. A Taranto si avvia comunque una crisi sociale senza precedenti a cui anche gli enti locali dovranno far fronte dopo una campagna all’insegna del no.
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