I mercati delle materie prime agricole potrebbero trovarsi davanti a uno dei più importanti fattori di rischio dei prossimi trimestri senza che le quotazioni ne riflettano ancora pienamente la portata. È questa la convinzione che sta prendendo piede tra analisti e gestori, mentre i meteorologi segnalano la crescente probabilità dell’arrivo di un El Niño di forte intensità, un fenomeno climatico che storicamente ha sempre modificato gli equilibri della produzione agricola mondiale e, di conseguenza, l’andamento dei prezzi delle commodity.
Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense, esiste una probabilità del 63% che si sviluppi un evento classificabile come “molto forte”. Un segnale che da solo è sufficiente per attirare l’attenzione degli operatori finanziari già oggi, considerando che gli effetti di El Niño tendono a manifestarsi con un ritardo rispetto alla sua formazione, influenzando raccolti e disponibilità delle materie prime nei 6-12 mesi successivi. Nel frattempo il Bloomberg Commodity Agriculture Index ha già guadagnato circa il 12% da inizio anno, ma secondo molti osservatori il mercato continua a sottovalutare i rischi che si stanno accumulando sulle catene globali di approvvigionamento alimentare. La storia recente offre un precedente eloquente. Durante l’ultimo episodio di forte intensità, tra il 2023 e il 2024, il cacao ha registrato un rialzo superiore al 250%, mentre lo zucchero ha raggiunto i livelli più elevati degli ultimi dieci anni.
Gli analisti ritengono però che questa volta il contesto sia persino più delicato rispetto ai precedenti cicli. Il ritorno di El Niño si inserisce infatti in un quadro strutturalmente più fragile: una base climatica più calda – gli ultimi 11 anni sono i più caldi mai registrati – che amplifica gli impatti degli eventi meteorologici; un’instabilità geopolitica che ha già indebolito la catena di approvvigionamento dei fertilizzanti proprio nel momento in cui gli agricoltori devono assicurarsi le forniture necessarie; e una domanda di biocarburanti che compete in modo sempre più aggressivo con gli usi alimentari per le stesse materie prime di base, come per l’olio di soia. È proprio la sovrapposizione di questi fattori che porta numerosi osservatori a ritenere che i prezzi attuali non incorporino ancora pienamente il super Niño.
Le materie agricole più colpite
Naturalmente non tutte le materie prime agricole saranno destinate a salire. La geografia conta enormemente. «Il Sud e il Sud-est asiatico presentano l’esposizione maggiore, con implicazioni dirette per riso, zucchero e caffè», osserva Aneeka Gupta, director e macroeconomic research di WisdomTree. India e Thailandia, tra i principali esportatori mondiali di riso, hanno già sperimentato significative riduzioni della produzione durante i precedenti episodi di El Niño e un nuovo deterioramento dei raccolti potrebbe indurre i governi a ripristinare limitazioni alle esportazioni, comprimendo ulteriormente l’offerta internazionale.
Anche lo zucchero resta sotto osservazione. Oltre ai rischi climatici, la crescente destinazione della canna da zucchero alla produzione di etanolo potrebbe accentuare le tensioni sui prezzi. Secondo Kerstin Hottner, head of commodities di Vontobel, una delle colture maggiormente esposte è il frumento. «L’Australia si prepara a uno dei raccolti più deboli degli ultimi anni. Le condizioni più secche associate a El Niño potrebbero ridurre la produzione di circa il 25%, aumentando il rischio di deficit di offerta e di una maggiore volatilità», spiega.
Tra le commodity monitorate dagli investitori figura anche il cacao. Considerata l’elevata sensibilità delle piantagioni dell’Africa occidentale alle condizioni meteorologiche, qualsiasi ulteriore riduzione del raccolto potrebbe aggravare una situazione dell’offerta già molto tesa. Anche caffè e soia rientrano tra le colture maggiormente osservate dagli operatori.

A cosa prepararsi
Per chi investe, El Niño rappresenta molto più di una variabile meteorologica. È un indicatore anticipatore di possibili cambiamenti negli equilibri tra domanda e offerta di alcune delle principali commodity mondiali. I suoi effetti potrebbero infatti estendersi ben oltre l’agricoltura. Le modifiche nei regimi delle precipitazioni potrebbero influenzare anche importanti infrastrutture logistiche mondiali, come il Canale di Panama, rallentando i flussi commerciali. Se gli eventi climatici estremi dovessero susseguirsi e i colli di bottiglia logistici protrarsi, anche le riserve strategiche rischierebbero progressivamente di esaurirsi, lasciando il mercato maggiormente esposto a improvvisi shock dei prezzi. Ecco perché un’esposizione alle materie prime agricole viene considerata da numerosi gestori non soltanto una possibile opportunità tattica, ma anche uno strumento di diversificazione del portafoglio. Ora più di prima.
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