“Vorrei spostare l’attenzione su questo dualismo che si è creato tra me e Francesco Milleri, quando invece al centro deve tornare Essilux. Essilux è il lascito di Delfin, è la vera legacy di nostro padre e ha perso il 50% in borsa”.
Sono le parole di Leonardo Maria Del Vecchio (Lmdv) a margine del Forum di Cernobbio, dopo l’annuncio, del 25 agosto scorso delle dimissioni da tutte le cariche operative in EssilorLuxottica: la presidenza di Ray-Ban e il ruolo di chief strategy officer, comunicate con una lettera al presidente e amministratore delegato Francesco Milleri e al board. Nella lettera Del Vecchio aveva definito la gestione del gruppo “distante”, “impersonale” e lontana dalle persone, “che devono tornare al centro”. Una condotta che, scriveva, apparteneva invece alla “Luxottica vent’anni fa”.
“Si parla troppo di me e Francesco e si parla troppo di risiko bancario, ma la cosa importante è custodire e portare altri dieci anni di successi a EssilorLuxottica. Che siamo io e Francesco Milleri o Tizio e Caio non è importante: importanti sono le 150mila persone che ci lavorano”. Ma su Milleri a Lmdv da Villa d’Este si spinge oltre. La riconferma del manager alla guida dell’azienda potrebbe non essere scontata. “La riconferma passa dai soci” ha detto.
Dietro le dimissioni c’è lo scontro sul riassetto di Delfin, la holding lussemburghese di famiglia che detiene il 32,4% di Essilux oltre a quote in Mps, Generali e UniCredit. A febbraio Leonardo Maria aveva provato a sbloccare la governance della cassaforte annunciando l’intenzione di rilevare dai fratelli Luca e Paola il loro 25% complessivo di Delfin, per circa 10 miliardi di euro, portando così la propria quota al 37,5%. L’operazione, approvata in assemblea ad aprile con sei voti favorevoli su otto, ha incontrato il no di Claudio Del Vecchio e del fratellastro Rocco Basilico, ed è stata infine bloccata dal board di Delfin per le perplessità sulle garanzie della transazione, mettendo in minoranza lo stesso Milleri, che aveva sostenuto il piano.
“Auspico un cambio delle strategie di Essilux e auspico una nuova fase. Chi sarà più vicino a rispecchiare queste nuove strategie dovrà condividerle con gli azionisti, e per azionisti non parlo solo di noi otto, ma anche degli altri azionisti, che sono il 60% dell’azienda. Hanno bisogno di una strategia chiara e di una visione di lungo periodo, non di tre anni ma di cinquanta”.
“Sul riassetto di Delfin dovrebbero essere gli azionisti ad esprimersi”.
Sullo sfondo resta irrisolto anche il nodo della successione: alla morte del fondatore, nel 2022, Delfin è stata divisa in otto quote uguali del 12,5% tra i sei figli, la vedova Nicoletta Zampillo e il figlio di lei Rocco Basilico, un assetto che negli anni ha prodotto stallo decisionale piuttosto che coesione, e su cui gli otto eredi non hanno mai trovato un accordo definitivo per l’esecuzione del testamento.
Incalzato da una domanda sulla tenuta della fiducia nel CdA di Delfin, Lmdv risponde: “C’è molta attesa, dopo quattro anni di inattività, o di attività diversa da quello che dovrebbe essere il ruolo di custodi di Delfin, posto che il loro mandato è a vita, non sono nominati ogni due anni come i manager. La custodia e l’esecuzione testamentaria sono tuttora mancate: penso di essere stato l’unico a cercare di chiudere la successione di nostro padre, ero pure disposto a indebitarmi di dieci miliardi, e il resto è storia. Ora vorrei che i board member facessero i board member, però full time, non part time”.
E conclude “Vorrei che i revisori facessero il lavoro che sicuramente è mancato a livello di informative e di condivisione dei piani strategici con gli azionisti”.
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