La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane supera la soglia degli 6.400 miliardi di euro, con un aumento di 286 miliardi (+4,7%) nell’arco di soli 12 mesi. E’ quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, aggiornata al fine primo trimestre 2026.
L’incremento è stato sostenuto soprattutto da azioni e partecipazioni, fondi comuni, strumenti assicurativi, titoli obbligazionari e liquidità sui conti correnti.
Cambia il portafoglio degli italiani
A saltare all’occhio è soprattutto la metamorfosi della composizione dei portafogli: cresce il peso degli strumenti esposti ai mercati finanziari e degli investimenti a medio-lungo termine, mentre si è ridotta l’incidenza dei depositi bancari diversi dai conti correnti, dei titoli a breve scadenza e di alcune componenti residuali.
La voce “azioni e altre partecipazioni” è salita da 1.895 miliardi a 2.034,9 miliardi, con una crescita di 139,9 miliardi, pari al 7,38%. Questa componente rappresenta ormai il 31,75% dell’intera ricchezza finanziaria, contro il 30,95% di un anno prima. All’interno dell’aggregato, le attività emesse da soggetti residenti sono aumentate di 138,3 miliardi, da 1.756,5 a 1.894,8 miliardi, mentre il valore delle azioni quotate è cresciuto da 86,5 a 99,7 miliardi: 13,2 miliardi in più, pari al 15,26%. Le partecipazioni in aziende straniere sono passate da 138,5 a 140,1 miliardi, con un incremento più contenuto, pari a 1,6 miliardi e all’1,17%.
La seconda spinta più rilevante è arrivata dai fondi comuni, cresciuti di 51,1 miliardi, da 837,4 a 888,5 miliardi, pari al 6,10%. Sono aumentati sia i fondi italiani, saliti di 23,5 miliardi a 282,5 miliardi, sia quelli esteri, cresciuti di 27,6 miliardi a 606 miliardi. In termini percentuali, la progressione è stata più marcata per i prodotti italiani, aumentati del 9,09%, rispetto al 4,77% dei fondi esteri. Questi ultimi continuano tuttavia a rappresentare più di due terzi delle quote complessivamente detenute dalle famiglie. Assicurazioni e polizze sono aumentate di 48,5 miliardi, passando da 1.118,8 a 1.167,4 miliardi, con una crescita del 4,34%. La liquidità sui conti correnti è salita di 39,5 miliardi, da 1.129,6 a 1.169 miliardi, pari al 3,49%. La consistenza dei conti correnti continua quindi a crescere in valore assoluto, anche se la sua incidenza sul totale della ricchezza finanziaria è leggermente diminuita, dal 18,45% al 18,24%.
Le obbligazioni detenute dalle famiglie sono aumentate complessivamente di 30,8 miliardi, raggiungendo 506,6 miliardi rispetto ai 475,8 miliardi del primo trimestre del 2025, con una crescita del 6,48%. L’aumento ha interessato soprattutto Bot, Btp e altri titoli pubblici, cresciuti di 32,3 miliardi, da 292,5 a 324,8 miliardi, pari all’11,05%. I bond bancari sono passati da 52,8 a 60,2 miliardi, con una crescita di 7,5 miliardi e del 14,18%. È diminuito, invece, il valore delle obbligazioni emesse da imprese italiane, sceso da 21,3 a 8,7 miliardi: una contrazione di 12,6 miliardi, pari al 59,12%. I titoli di emittenti stranieri sono aumentati da 109,2 a 112,8 miliardi, con una variazione positiva di 3,6 miliardi e del 3,30%.
In flessione i depositi bancari diversi dai conti correnti, diminuiti di 9,2 miliardi, da 438,2 a 429 miliardi, pari al 2,11%. Più marcato il calo dei titoli a breve termine, scesi da 32,5 a 29,4 miliardi: 3,1 miliardi in meno e una riduzione del 9,52%. Gli altri conti attivi sono diminuiti di 12,6 miliardi, da 177,2 a 164,6 miliardi, pari al 7,11%. Sostanzialmente invariata la componente dei prestiti, pari a 8,3 miliardi, mentre derivati e stock option dei dipendenti sono aumentati da 10,7 a 11,8 miliardi, con una crescita di 1,1 miliardi e del 10,59%.
«L’aumento di 286 miliardi della ricchezza finanziaria delle famiglie è un segnale positivo e conferma, ancora una volta, la solidità del risparmio italiano. Un ruolo fondamentale, in questo andamento positivo, lo ha giocato il governo guidato da quasi quattro anni da Giorgia Meloni che ha assicurato una fondamentale stabilità politica al nostro Paese. Tant’è che in una fase internazionale non priva di incertezze, le famiglie hanno preservato e accresciuto il proprio patrimonio, mantenendo un equilibrio tra liquidità, protezione assicurativa e investimenti sui mercati. È un patrimonio economico, ma anche sociale, che merita rispetto e politiche lungimiranti», commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, che aggiunge: «La maggiore presenza di azioni, fondi, obbligazioni e titoli pubblici indica una graduale evoluzione dei portafogli verso forme d’investimento più articolate e orientate al medio-lungo periodo. Non sarebbe corretto, tuttavia, considerare automaticamente ogni aumento delle consistenze come il risultato di nuove decisioni di acquisto, perché sull’andamento dei valori incidono anche i prezzi di mercato. Resta comunque evidente una capacità delle famiglie di diversificare e di guardare oltre la semplice liquidità. L’obiettivo della politica economica dovrebbe essere avvicinare, con strumenti trasparenti e adeguatamente tutelati, questa grande disponibilità di risparmio agli investimenti delle imprese, in particolare delle piccole e medie aziende. Il risparmio non deve essere forzato né indirizzato amministrativamente: deve essere messo nelle condizioni di scegliere. Servono mercati accessibili, regole stabili, una fiscalità coerente e prodotti comprensibili. Trasformare anche solo una parte della ricchezza finanziaria italiana in capitale paziente per l’economia reale significherebbe rafforzare la crescita, l’innovazione e l’occupazione senza indebolire la sicurezza delle famiglie».
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