Si allenta leggermente la morsa inflattiva negli Stati Uniti. A luglio emerge infatti un leggero rallentamento della crescita dei prezzi nonostante il riacutizzarsi delle tensioni in Iran abbia innescato una nuova fiammata delle quotazioni del petrolio.
L’indice dei prezzi al consumo segna un aumento del 3,4% su base annua, in linea con il consensus Bloomberg. A giugno il dato era stato di +3,5%. Su base mensile, i prezzi sono aumentati dello 0,1% rispetto a giugno, dopo un calo a sorpresa dello 0,4%.
L’inflazione core, che esclude i prezzi volatili di cibo ed energia, è aumentata del 2,5% rispetto a un anno fa e dello 0,2% rispetto a giugno.
La reazione dei mercati è una sorta di sospiro di sollievo con Wall Street che si appresta ad aprire in buon rialzo con il Nasdaq a fare la voce grossa (quasi +1%) sulla scia dei riscontri migliori delle attese arrivati da CoreWeave e Super Micro Computer.
Tra le altre asset class si mette in luce l’oro che ha toccato un massimo a 4.497 dollari l’oncia in scia al diradarsi dei timori di una Fed aggressiva nel rialzare i tassi di interesse.
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