Parere contrario alla richiesta di revoca del controllo giudiziario su Glovo: lo ha stabilito il pm di Milano Paolo Storari in un parere datato 18 agosto. Si tratta di un’inversione rispetto a maggio, quando la Procura aveva aperto alla possibilità di un parere positivo, a condizione che Foodinho attuasse pienamente il piano di aumenti e la trattativa sindacale. Secondo la Procura, però, il nuovo piano proposto nei mesi scorsi da Foodinho – la società di food delivery dietro Glovo – non è sufficiente a far uscire l’azienda dalla situazione di illegalità in cui si trova ad operare.
Nonostante gli stipendi siano aumentati rispetto al passato, i lavoratori percepirebbero ancora il 30 per cento in meno di quanto dovrebbe essere retribuita la loro attività. Inoltre, i contratti attuali non rispetterebbero ancora la “tipologia contrattuale effettiva”, dal momento che, secondo la Procura, i ciclofattorini andrebbero regolarmente assunti come lavoratori subordinati.
La richiesta di revoca del controllo giudiziario per caporalato era stata avanzata a giugno al gip dalla difesa di Foodinho. Il punto è che, da quanto accertato dai carabinieri del Nucleo tutela del lavoro, ai 40 mila rider della piattaforma impiegati in tutta Italia sarebbero state corrisposte paghe al di sotto della soglia di povertà, con conseguente sfruttamento del lavoro.
Per riparare il danno, la società aveva introdotto alcune misure nel contesto di un mese di sperimentazione, portando i compensi minimi a 3 euro a consegna e il minimo orario lordo a 14 euro. Peccato che, secondo il pm, questo calcolo non tenga conto del tempo effettivo di messa a disposizione “delle energie lavorative” dei rider, ma solo delle singole consegne. Inoltre, secondo il pm, i rider andrebbero inquadrati come lavoratori subordinati e non come autonomi, dal momento che sul lavoratore “ci sono poteri di direzione e di controllo”.
La Procura chiede così al gip Roberto Crepaldi di far “immediatamente cessare la situazione di illegalità” attraverso l’amministratore giudiziario nominato mesi fa.
È stato calcolato un “tempo non riconosciuto a fini retributivi” di oltre 342 mila ore su oltre 26 mila rider di Foodinho-Glovo, ossia non sarebbero state pagate circa 13 ore per ogni rider “nel solo mese di giugno”. E per “più della metà dei rider” i compensi percepiti a giugno sono risultati inferiori “al minimo orario che la società si è impegnata a garantire”. Il problema poi riguarda anche l’algoritmo stesso che domina la piattaforma che non sarebbe trasparente e avrebbe la funzione di una “etero-direzione” dei lavoratori attraverso l’app. Contestate anche le situazioni di sicurezza e igiene in cui i rider lavorano dal momento che, anche non verrebbero garantite le “condizioniminimali di lavoro dignitoso”.
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