L’Europa dal 2009 ha registrato una significativa riduzione della capacità di raffinazione: -20%. Crescite, invece, in Medio Oriente (+37%), Asia-Pacifico (+19%) e Nord America (+2,7%). «Il paradosso è che mentre l’Europa riduce la capacità produttiva, altre regioni del mondo realizzano nuove raffinerie sempre più grandi ed efficienti. La raffinazione non riguarda solo il futuro dei carburanti fossili, ma soprattutto la capacità europea di conservare una base industriale strategica durante la transizione energetica. La transizione va governata, non subita». Gianni Murano, presidente di Unem (Unione nazionale energie per la mobilità) e vicepresidente di Confindustria energia (in foto), spiega le ragioni che vedono l’Europa alle corde a causa di norme dettate dall’ideologia green. «La contrazione della raffinazione europea ha prodotto tre effetti: più dipendenza dalle importazioni; più esposizione alle crisi geopolitiche e logistiche; perdita di occupazione e di competenze industriali».
Il quadro è allarmante.
«La raffinazione parte da una materia prima, il petrolio, e arriva ai prodotti finiti che vanno da quelli gassosi, alla benzina, al gasolio, al jet sino agli asfalti. Purtroppo, negli ultimi dieci anni è andato perso circa il 20% della capacità e in Europa sono state chiuse una trentina di raffinerie, di cui cinque solo in Italia».
Tutto questo cosa ha comportato?
«L’Europa è diventata dipendente dei prodotti finiti realizzati altrove. In particolare, si importavano dalla Russia circa 500 mila barili al giorno solo di gasolio, un po’ meno dei consumi nazionali».
Ma sono arrivate le sanzioni contro Mosca.
«E si è cominciato a importare dalle raffinerie in Medio Oriente ed è arrivata la crisi di Hormuz… ».
Immediate le ripercussioni sui costi dei carburanti alla pompa.
«C’è stato il raddoppio del prodotto finito del gasolio rispetto a febbraio, passato da circa 700-800 dollari a tonnellata a 1.400 dollari. Tutto in quanto manca capacità di raffinazione».
Alla pompa il diesel è veduto a prezzi insostenibili.
«Il gasolio è aumentato di circa mezzo euro al litro».
Le responsabilità della politica Ue sono evidenti.
«C’era la convinzione che da domani sarebbe stato possibile muoversi tutti con il mezzo elettrico e si potesse fare a meno delle raffinerie».
Decisioni scellerate.
«Ci sarà bisogno di combustibili liquidi per molti decenni. Andrebbe rivalutata una strategia europea sull’energia, in particolare sulla raffinazione: capire di quante raffinerie c’è bisogno, dove averle e come preservarle. Mettere a terra ciò che è necessario, non solo ciò che si sogna».
L’Italia e la raffinazione.
«In confronto con il resto dell’Europa, l’Italia è tra i pochi che ha mantenuto una capacità di raffinazione che supera la domanda interna. Il problema è che le quotazioni sono internazionali».
E gli Stati Uniti?
«Negli Usa il prezzo al gallone ha toccato i 5 dollari. Il presidente Donald Trump ha così chiamato i petrolieri: non per tassare, ma per chiedere loro di aumentare la produzione. Mentre in Europa si cerca sempre di intervenire sugli effetti, negli Usa con più pragmatismo si interviene sulla causa. La transizione è da governare, non da subire».
Intanto, sale l’attenzione su bioraffinerie e biocarburanti.
«Un principio di economia circolare. Obiettivo è trasformare la raffineria in polo energetico multifunzionale che lavori, fin quando necessario, il petrolio, e utilizzi gli scarti vegetali o animali anche per produrre carburanti sintetici, biocarburanti, idrogeno verde e ricicli i rifiuti».
Presidente Murano, in conclusione?
«Gli approcci alle crisi non devono essere solo reattivi. Occorre una strategia capace di affrontare le crisi in modo più strutturale e, soprattutto, con minori impatti sui consumatori».
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