Il nucleare potrebbe essere una risorsa necessaria per soddisfare il crescente fabbisogno energetico dei data center in costruzione in Italia, che sta superando la capacità della rete elettrica nazionale. Sono in molti a crederlo, tra questi anche le imprese del comparto elettronico ed elettrotecnico rappresentate dall’Anie. Proprio questa settimana il Senato ha impresso una svolta storica dando il via libera definitivo al disegno di legge delega per lo sviluppo del nucleare sostenibile.
«Riteniamo che il nucleare sia complementare alle energie rinnovabili, perché è fuori di dubbio che solo con le energie rinnovabili non riusciamo a coprire il fabbisogno del Paese» spiega a Moneta il presidente dell’Anie Vincenzo de Martino rispondendo a una domanda sull’approvvigionamento energetico dei data center.
In questo momento le scrivanie degli amministratori locali si stanno riempiendo di progetti: succede in particolar modo in Lombardia, dove si registra un fiorire di strutture dotate di impianti di raffreddamento che devono rimanere sempre operativi per non surriscaldare i server. Per questo non stupisce che Terna abbia registrato negli ultimi due anni un aumento costante delle richieste di connessione: nel 2024 la domanda ha raggiunto i 3,9 terawattora, pari a circa l’1,3% dei consumi nazionali.
Consumi
Secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) i sistemi di archiviazione e di backup utilizzati da queste strutture rappresentano circa il 5% del consumo di energia elettrica, mentre le apparecchiature di rete ne assorbono fino a un ulteriore 5%. La quota dei sistemi di raffreddamento sul consumo totale varia da circa il 7% per i data center grandi più efficienti a oltre il 30% per i data center aziendali meno efficienti. Entro il 2030 il consumo energetico è destinato a raddoppiare. Ma i ritardi nell’approvvigionamento e nelle forniture sono tanti, nonostante l’enorme quantità di denaro investito nel settore.
Resta quindi aperto il nodo di come incrementare l’offerta. Le fonti rinnovabili, nonostante siano in forte crescita (hanno coperto circa il 48% della produzione elettrica nazionale nel 2025) non garantiscono una risposta esauriente a causa della loro natura legata alle condizioni climatiche. L’energia solare ed eolica vengono prodotte a intermittenza a causa del meteo. Il problema è che i data center funzionano con un’alimentazione costante e non possono restare i balia dei venti a favore.
La cornice normativa europea inoltre, come ha più volte scritto questo giornale, è ancora molto caotica per quanto riguarda la regolamentazione dell’intelligenza artificiale. «Il governo italiano è al passo con le normative sull’IA. Ovviamente abbiamo bisogno di una spinta in più. L’Europa deve capire che se vogliamo diventare il terzo polo con la Cina e con gli Stati Uniti non è possibile andare avanti in maniera disomogenea con 27 Paesi dove ognuno vuole fare qualcosa. L’Unione deve iniziare a legiferare di meno. Dobbiamo probabilmente pensare meno ai tappi di bottiglia della plastica, che sono importantissimi, e lavorare più su degli aspetti che sono fondamentali per l’industria», prosegue de Martino.
I rappresentanti delle imprese del settore elettrotecnico ed elettronico temono che la fine del Pnrr possa infliggere una brusca frenata al mercato, come sottolineato nello studio L’eredità del Pnrr: impatti e prospettive per i settori Anie, realizzato insieme a Teha Group. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe fare da argine alla frenata.
Ma occorre creare le condizioni materiali per renderlo possibile. La costruzione di una grande centrale nucleare comporta costi ingenti. Non solo. Costruire un reattore e portarlo online richiede molti anni: il governo stima che il primo mini reattore nucleare (Smr) potrebbe arrivare entro il 2035. Nel frattempo la fame energetica si moltiplica e si susseguono i cantieri per le nuove infrastrutture.
I data center, d’altro canto, stanno crescendo a un ritmo ben più rapido di quello con cui è possibile costruire nuova capacità elettrica e questo scollamento ha spinto i fornitori di energia a livello globale a tenere il passo aumentando qualunque fonte fosse rapidamente disponibile, incluse le centrali a carbone, che rilasciano quantità significative di emissioni di carbonio nell’atmosfera.
Di qui la ricerca, sempre più pressante, di un modo per continuare a sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale senza tradire i progressi fatti sulla sostenibilità. Ed è proprio in questo spazio, tra l’urgenza energetica e la pressione climatica, che l’energia nucleare si sta ritagliando un ruolo capace di attirare grande attenzione e investimenti, pur restando, nel breve periodo, più una spinta per il futuro che una soluzione già pienamente operativa. Un investimento necessario di lungo termine che, da solo, potrebbe non bastare a colmare l’urgenza pressante dell’oggi.
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