La competitività del territorio passa prima di tutto dalle infrastrutture. Torino-Lione, Terzo Valico e collegamenti con i porti liguri possono trasformare il Nord-Ovest in una grande piattaforma produttiva europea. «La sfida però – spiega a Moneta Marco Gay (in foto), presidente dell’Unione Industriali Torino – è andare oltre la semplice logistica: fare delle infrastrutture un motore di industria, innovazione e lavoro qualificato».
Che cosa rende oggi il sistema delle imprese torinesi competitivo?
«Negli ultimi vent’anni le imprese torinesi hanno costruito un ecosistema dell’innovazione che ha trasformato il tessuto industriale, rafforzando filiere come automotive, aerospazio, agroindustria, moda e oreficeria. Ora la priorità è far crescere la dimensione delle imprese, creando la scala necessaria per investire in dati, competenze e tecnologia».
Ma per crescere non basta essere bravi a produrre: bisogna anche poter movimentare rapidamente e a costi competitivi. Quanto pesa oggi il fattore infrastrutturale?
«Pesa, per questo siamo convinti che le nuove infrastrutture siano necessarie per le nostre imprese e per i lavoratori. Torino e il Piemonte si trovano in una posizione logistica speciale, in un punto strategico dell’Europa produttiva e dei collegamenti internazionali. Le infrastrutture sono le vene che alimentano il cuore industriale del territorio. Torino-Lione, Terzo Valico e raddoppio del traforo del Monte Bianco possono rafforzare il ruolo del Nord-Ovest come area di connessione tra produzione, logistica e mercati europei».
Alla luce di questo legame, quanto rischia il sistema produttivo se la rete dei trasporti non si adegua alla velocità con cui cambiano i mercati?
«I nostri prodotti per arrivare nel mondo hanno bisogno di strade, interporti, porti e ferrovie connesse ed efficienti. Ma le infrastrutture sono molto di più: sono un’industria capace di aumentare il valore del territorio, di cui sono parte integrante e che devono servire imprese e persone. Non dobbiamo essere solo un centro logistico: dobbiamo diventare un centro di logistica innovativa, di finissaggio delle produzioni, di trasformazione ad alto valore aggiunto. Un hub di lavoro di qualità, dove esprimiamo la nostra intelligenza industriale. Questa è la vera opportunità».
La Torino-Lione è spesso raccontata soprattutto come una grande opera ferroviaria. Per le imprese torinesi può invece essere qualcosa di più?
«Il sistema confindustriale è stato tra i promotori dei primi progetti della Torino-Lione, quando era solo un tratto di matita o poco più. Una posizione che riteniamo irrinunciabile ora che quelle previsioni di 30 anni fa che prevedevano nella logistica una vera leva di sviluppo a livello industriale si sono avverate. E in questo disegno è fondamentale inserire anche la connessione con l’Interporto di Orbassano. Oggi l’Europa ha bisogno di essere unita, connessa e competitiva: questa infrastruttura è ciò che ci unirà al cuore del continente».
E poi c’è il rapporto con il mare. La Gronda di Genova e i collegamenti con il sistema portuale ligure possono cambiare il modo in cui le merci raggiungono i mercati?
«È la stessa partita della Tav. Il triangolo Mitogeno, Milano-Torino-Genova può diventare la piattaforma logistica e produttiva più potente del Sud Europa. Tre città, tre sistemi industriali, tre vocazioni che si completano. Un cuore pulsante di innovazione e sviluppo, che guardi oltre le crisi vocazionali attuali senza timori. Mitogeno è la metropoli lineare del Nord Italia per invertire quella china che sembra inevitabile, dalla demografia alla deindustrializzazione, che non contempli mai l’abbandono dei settori economici tradizionali come la siderurgia o l’automotive».
Spostare le merci su gomma costa sempre di più. Quanto sta diventando un freno alla competitività?
«Il costo dell’energia è il principale elemento di vulnerabilità per un Paese senza giacimenti di gas e petrolio. Dobbiamo accelerare su rinnovabili, accumuli e infrastrutture di rete, insieme a un ritorno dell’energia nucleare entro dieci anni».
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