«Il tuo pacco è bloccato in dogana per il mancato pagamento degli oneri. Paga 3 euro al seguente link per sbloccarlo». Con l’introduzione del dazio europeo sui mini-pacchi questo messaggio esca ha innescato un’ondata di truffe. L’allarme è arrivato dalla Commissione per la protezione dei consumatori e la concorrenza, che ha rilevato fin da subito un aumento di raggiri mirati proprio a simulare la riscossione dei nuovi oneri doganali sui pacchi di basso valore, cioè per merci contenute in spedizioni di valore non superiore a 150 euro. I truffatori hanno sfruttato l’elemento novità e il tempismo perfetto per colpire i cittadini nel momento di massima confusione. Anche perché l’iter normativo è ancora in evoluzione. Dal prossimo 1 novembre, infatti, si aggiungerà una tassa di gestione amministrativa generale da 2 euro applicata alle spedizioni provenienti da extra-Ue, indipendentemente dalla soglia di 150 euro di valore. «Se Parlamento europeo e Consiglio non presenteranno obiezioni, il regolamento entrerà in vigore. A quel punto, l’e-commerce di modico valore sconterà due oneri paralleli: il dazio di 3 euro e la nuova tassa di gestione, per un totale che può arrivare a 5 euro a linea di spedizione», chiarisce Piero Bellante, avvocato specializzato in diritto doganale, founding partner dello studio Bellante & La Lumia.
Una modifica importante che potrebbe rappresentare un’altra occasione per costruire nuovi messaggi fraudolenti del tipo: «È necessario pagare la tassa di gestione per sbloccare il pacco». Per questo diventa fondamentale imparare a distinguere tra una comunicazione vera e una richiesta truffaldina. «Risulta, necessario intervenire già sul piano della prevenzione e della sensibilizzazione dei consumatori. – avverte Andrea Puccio, founding partner di Puccio Penalisti Associati – La chiave è una corretta informazione: sapere se il dazio sia davvero dovuto, chi possa richiederlo e come pagarlo attraverso i canali ufficiali. La consapevolezza del cittadino rappresenta, del resto, il primo e più efficace presidio contro questa nuova forma di frode».
False comunicazioni
La truffa in assoluto più diffusa sfrutta messaggi sms inviati in massa che simulano comunicazioni da parte di agenzie doganali o noti corrieri, richiedendo il pagamento dei 3 euro – esattamente la cifra del dazio introdotto da Bruxelles – per sbloccare presunti pacchi, inducendo l’utente a cliccare su link e pagine create ad hoc. L’importo ridotto serve proprio ad abbassare la soglia di attenzione. Soprattutto chi aspetta davvero un pacco da piattaforme come Temu o Shein si insospettisce meno per un esborso così basso e paga senza pensarci, un fenomeno psicologico noto come l’effetto dei costi affondati.
Il pagamento, però, è spesso solo il primo passo: la pagina contraffatta viene progettata per sottrarre numeri di carte di credito, codici Cvv, credenziali e dati personali, esponendo la vittima a danni ben più gravi.
La regola d’oro in questi casi è non verificare la spedizione attraverso il link ricevuto, ma aprire l’app ufficiale del corriere o digitare il sito web per inserire lì il codice di tracciamento.
Oltre agli sms, si è registrata un’impennata di truffe via posta elettronica. Utilizzando tecniche sofisticate che camuffano il mittente facendolo apparire come “Dogana Ue” o “Servizio clienti” della piattaforma venditrice o del corriere, i truffatori sollecitano il pagamento dei dazi per evitare il respingimento del pacco al mittente. È una tecnica particolarmente efficace perché combina due leve psicologiche: urgenza e perdita.
Il dazio Ue ha ispirato i truffatori, ingolositi dai volumi enormi di traffico. Solo nel 2025 gli articoli e-commerce importati in Europa hanno raggiunto la quota monumentale di 5,9 miliardi di pezzi, vale a dire circa 16 milioni di pacchi sdoganati ogni giorno, con i pacchetti di basso valore che rappresentano ben il 97% del totale. Vengono inviati ordini così di frequente che, statisticamente, una fetta enorme di chi riceve il messaggio sta davvero aspettando un pacco in quel momento, cadendo nell’inganno per pura coincidenza temporale.

Il labirinto dei resi
L’introduzione del dazio europeo sui mini-pacchi ha modificato anche la gestione dei resi, introducendo possibili costi nascosti per il consumatore. Il problema principale è che le piattaforme rimborsano il costo del prodotto, ma potrebbero trattenere i 3 euro del dazio europeo già versato. Prima di acquistare un prodotto di pochi euro da un venditore extra-Ue conviene quindi verificare con attenzione la politica di reso e chi sostiene gli eventuali costi di restituzione. Su un prodotto da 5 o 10 euro, anche pochi euro di costi aggiuntivi possono azzerare la convenienza dell’operazione.
Il consiglio è controllare prima dell’acquisto dove deve essere spedito il reso (se esiste un magazzino in Europa), chi paga la spedizione di ritorno, se il rimborso comprende tutte le somme versate. Un controllo che richiede pochi minuti ma può evitare una contestazione molto più lunga dopo l’acquisto.
Spese nascoste
Formalmente, la legislazione europea stabilisce che il dazio doganale non debba essere pagato dal consumatore finale, ma che spetti alle piattaforme e ai venditori. Questo, tuttavia, non significa che il nuovo onere non abbia ripercussioni sui prezzi. Le piattaforme possono infatti decidere di assorbire la spesa, riducendo i propri margini, oppure trasferirlo totalmente o parzialmente sui consumatori attraverso un aumento dei prezzi, delle spese di spedizione o di altre voci di costo dell’ordine, nascondendolo di fatto agli occhi dell’acquirente. Ed è quello che starebbe succedendo. Il Codacons ha stimato che questo dazio si tradurrà in un rincaro annuo fino a 13,8 miliardi di euro per le tasche dei cittadini europei. «Di per sé i dazi sono a carico dei venditori, ma secondo le comuni leggi di mercato potrebbero essere ricaricati sul prezzo dell’oggetto – conferma l’avvocato Bellante – è un aspetto quindi che andrà verificato sul campo, osservando l’effettivo andamento dei listini».
A pochi mesi dall’entrata in vigore del sistema, l’attenzione delle autorità dovrà dunque spostarsi sui suoi effetti concreti, vigilando su rincari sproporzionati e scarsamente trasparenti. Perché una cosa è stabilire chi versi formalmente il dazio alla dogana; un’altra è capire chi, alla fine della catena, ne sostenga il vero peso economico.
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