La stagione delle aste d’autunno è ripartita, con segnali incoraggianti e qualche sorpresa che arriva dal Sol Levante. Cominciamo dal Belpaese dove Wannenes ha appena chiuso la vendita della Collezione Curtis con 814.571,50 euro e il 72,5% di lotti venduti: protagonista la Madonna Curtis di Tintoretto, databile intorno al 1538, aggiudicata a 375.150 euro, cifra che la colloca all’ottavo posto tra i risultati d’asta dell’artista. Bene anche Ofelia (studio) di Antonio Mancini del 1892, salita a 47.650 euro.
Da Venezia voliamo ad Hong Kong dove, il 30 settembre, le due vendite di arte moderna e contemporanea di Phillips hanno totalizzato complessivamente circa 12 milioni di dollari Usa, con Gerhard Richter, Zao Wou-Ki e Zeng Fanzhi tra i protagonisti. Sono questi i segnali che sembrano indicare un mercato nuovamente disposto a premiare qualità, rarità e provenienza. Ora gli occhi sono puntati su Parigi, dove il 22 ottobre Christie’s proporrà la nuova edizione di Thinking Italian. Il pezzo simbolo sarà Concetto Spaziale, Mezzogiorno in Piazza S. Marco di Lucio Fontana del 1961, mai passata prima in asta e stimata 5,5 -7,5 milioni di euro.
L’asta di Christie’s
Ma eccoci alle sorprese, perché è ancora Christie’s, questa volta a New York, a proporre l’appuntamento forse più curioso e rivelatore: Anime Starts Here: Japanese Subculture Reimagines Tradition. La seconda edizione della vendita, in programma il 22 ottobre, porta infatti nel circuito delle grandi aste internazionali un universo che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato collezionismo pop: i materiali originali con cui sono stati realizzati anime e manga. Il passaggio è tutt’altro che simbolico. Nella prima edizione, tenutasi nel marzo scorso, Christie’s aveva raccolto 1.442.466 dollari, oltre quattro volte la stima minima, con il 90% dei lotti venduti. Il risultato aveva coinvolto anche una nuova generazione di compratori: il 36% dei partecipanti erano nuovi clienti e il 35% degli acquirenti Millennial o Gen Z.
I cel
Adesso la casa d’asta torna alla carica, ma con un’operazione ancora più netta: non più solo opere contemporanee ispirate all’estetica degli anime, bensì gli originali stessi. Al centro ci sono i cel, i fogli trasparenti di acetato dipinti a mano con tempera o acrilico e sovrapposti ai fondali per creare i singoli fotogrammi dell’animazione. Materiali di produzione che oggi vengono presentati come veri oggetti d’arte.
Tra i pezzi più spettacolari c’è Kaneda sulla sua motocicletta in Akira di Katsuhiro Otomo, proposto a 5.000-7.000 dollari. Dal mondo Pokémon arriva un monumentale pan cel della prima stagione televisiva, episodio 45, con Ash, Brock, Misty e Pikachu, conservato insieme al fondale originale dipinto a mano e al timing sheet, il documento utilizzato per stabilire i tempi dell’animazione. La stima è di 5.000-7.000 dollari. Un altro cel con un primo piano di Pikachu, tratto dall’episodio 77, è stimato 2.000-3.000 dollari.
E poi c’è Hayao Miyazaki: da Il mio vicino Totoro del 1988 arriva una composizione di cel stimata 3.000-4.000 dollari. È forse l’esempio più evidente di come l’asta stia trasformando in oggetto da collezione una parte della memoria emotiva di milioni di spettatori. Sul versante dell’azione compare Dragon Ball Z: Fusion Reborn del 1995 con Gogeta su fondale dipinto a mano, stimato 2.000-3.000 dollari. Il catalogo comprende inoltre disegni originali di Osamu Tezuka, opere legate a Fujiko Fujio e Rumiko Takahashi, materiali di Sailor Moon, manifesti vintage di Godzilla, videogiochi e sofubi, sculture giapponesi in vinile morbido.
Come fotografia e design
Il fenomeno non è più episodico: nel maggio scorso Heritage Auctions ha dedicato all’animation art giapponese la sua ottava asta Art of Anime, chiudendola a 2,5 milioni di dollari, un record mondiale per una vendita specializzata in anime, con 1.206 lotti venduti al 100% dei lotti. È dunque difficile non leggere l’asta di Christie’s come qualcosa di più di una semplice operazione commerciale. Pikachu, Goku, Totoro e Kaneda stanno compiendo un percorso analogo a quello già affrontato da fumetto, fotografia e design: da prodotti della cultura pop a testimonianze riconosciute della cultura visiva contemporanea. La vera consacrazione, forse, non sta ancora nei milioni delle stime, relativamente contenute, ma nel fatto che questi oggetti abbiano trovato posto accanto agli altri linguaggi del collezionismo internazionale; gli anime entrano in asta non più come curiosità, ma come storia dell’immagine.
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