I pinguini di peluche non vendono mentre le tazze vanno a ruba. A capirlo è un robot umanoide che si aggira tra gli scaffali di piccolo negozio allestito dentro le Ogr di Torino. Qui, dal 7 al 9 ottobre, si è tenuta la Wave by Vento, la tre giorni dedicata all’innovazione organizzata dal fondo di venture capital sostenuto da Exor. Sotto la luce violacea che avvolge l’enorme spazio espositivo, il robot si muove tra snack e cianfrusaglie da autogrill. Un ragazzo, poco più alto del robot, lo osserva. «Lavoro per un’azienda che si occupa di analisi dei costi. Stiamo valutando se entrare nel mercato dell’hardware», spiega a un responsabile di Sap, il colosso tedesco dei software gestionali che ha portato la macchina a Torino.
Il robot è prodotto dalla cinese Unitree, mentre la startup italiana Cyberwave ha sviluppato la piattaforma che permette di controllarlo e collegarlo ai sistemi di Sap. Può verificare le scorte, individuare i prodotti esauriti e suggerire quali rifornire o mettere in sconto. «Abbiamo esteso al mondo fisico i processi che Sap sviluppa per il commercio al dettaglio», spiega a Moneta il referente dell’azienda che presidia lo stand dove campeggia la riproduzione dello store. Il prezzo? «Questo è uno dei modelli meno costosi, viene circa 40 mila euro».
È una delle applicazioni dell’intelligenza artificiale fisica, che permette alle macchine di raccogliere informazioni dall’ambiente e utilizzarle per compiere azioni nel mondo reale. Un settore che è il naturale futuro degli algoritmi. Bei discorsi. Intanto però l’Europa sta rallentando gli investimenti nell’automazione. Secondo il rapporto World Robotics 2026 della Federazione internazionale della robotica, tra il 2015 e il 2025 i robot industriali operativi sono aumentati di oltre l’80%, passando da 390 mila a 712 mila. Nell’ultimo anno, però, le nuove installazioni sono diminuite dell’11%, fermandosi a 60.500 unità. In Asia sono cresciute del 14%, raggiungendo quota 457.315. L’Italia è un terreno estremamente fertile per la robotica e si aggiudica il posto di secondo mercato comunitario, con 7.800 nuovi robot installati nel 2025, dietro alla Germania che ne conta 24.800.
Torniamo alle Ogr, dove il referente di Sap sta avviando la dimostrazione di cosa il robot può fare. Sullo schermo all’ingresso dello stand compare l’elenco di una catena di negozi con i rispettivi dati di vendita. «Immaginiamo che io sia il responsabile regionale e mi accorga che uno dei punti vendita non raggiunge gli obiettivi mensili. Posso chiedere al sistema come intervenire», racconta. Improvvisamente il robot si attiva. Si avvicina agli scaffali, punta la telecamera sui prodotti e ne controlla la disponibilità. Davanti ai pinguini si ferma: lo scaffale è ancora pieno. «È evidente che i pinguini non vendono», commenta il responsabile. Le tazze, invece, sono quasi finite. Il sistema incrocia le immagini con i dati commerciali e suggerisce di rifornire le tazze e applicare uno sconto del 20% ai peluche. Poi chiede al responsabile se vuole procedere. Basta un’autorizzazione per avviare le operazioni di stoccaggio.
Mi congedo dal robot magazziniere: dal fondo della sala si irradia una ipnotica luce verde. «Ciao, sono qui. Stavo aspettando una tua domanda»: una ragazza dai tratti asiatici mi sta parlando da uno schermo televisivo. Davanti al monitor c’è un microfono. Immagino di dover rispondere. «È un digital human che abbiamo sviluppato in Reply», mi spiega uno degli ingegneri che l’ha sviluppata. La ragazza è un avatar tridimensionale controllato da un sistema di intelligenza artificiale che gestisce la conversazione. «Nei nostri uffici lo utilizziamo per dare indicazioni ai clienti. Ma le sue funzioni sono tante», spiega.
Reply ha già portato questa tecnologia sulle navi di Costa Crociere, dove l’assistente ha perso il volto umano, ma ha mantenuto la voce. Suggerisce ai passeggeri escursioni ed esperienze aggiuntive, li accompagna nella scelta e nel percorso di acquisto. Un’altra applicazione è stata sviluppata per il Moma di New York, dove può fornire indicazioni ai visitatori e creare percorsi guidati.
La ragazza mi segue con gli occhi e a volte cambia espressione. «Abbiamo lavorato molto per superare l’effetto Uncanny valley», racconta l’ingegnere. Si tratta della sensazione di disagio che si prova davanti a un volto artificiale troppo simile a quello umano. «Se un personaggio sembra un cartone animato, lo capiamo. Quando somiglia troppo a una persona, invece, si cominciano a notare le imperfezioni e tipicamente ne siamo spaventati».
Ma Reply ha lavorato anche sulle emozioni. Per vedere come funziona, ci inventiamo una storia da raccontarle. «Oggi uno mi è venuto addosso in macchina, mi ha sfasciato l’auto e non vuole nemmeno ripararmela» dice lui al microfono. Lei corruga la fronte in una grossolana espressione arrabbiata. «Ciò che ti consiglio di fare è raccogliere fotografie e testimonianze» dice. Non ha colto la rabbia dal tono della voce. «In questa versione abbiamo disattivato quella funzione. Le emozioni vengono riconosciute soltanto attraverso il testo». Il costo di un assistente simile varia molto dal progetto. «Sotto i 15 mila euro non facciamo praticamente nessun progetto», spiega. Le applicazioni più complesse possono arrivare a 500 mila euro.
Intanto, poco più avanti, sul lato destro dello spazio espositivo, il busto supino di un manichino che sta per essere operato da una rete di bracci robotici. «Il sistema si chiama Maestro ed è stato sviluppato dalla società franco-americana Moon Surgical, che ha appena siglato un accordo con l’azienda biomedicale italiana Theras per distribuirlo negli ospedali della Penisola» mi spiegano. «Nella chirurgia laparoscopica il medico ha bisogno di un assistente che tenga la telecamera e gli strumenti. Il nostro robot svolge queste funzioni, permettendo al chirurgo di operare con maggiore autonomia e riducendo i tempi degli interventi di circa il 20%».
Per ora, tra un robot da 40 mila euro e un lavoratore in carne e ossa, alle imprese potrebbe convenire ancora il secondo. Ma è chiaro che il vento sta cambiando.
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