Regole più severe per le Big Tech e per i sistemi di intelligenza artificiale che utilizzano contenuti editoriali senza riconoscerne il valore economico. È la richiesta avanzata a Roma da Confindustria Radio Televisioni, Associazione Italiana Editori (Aie) e Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg), riunite per la prima volta in un’iniziativa comune. Al centro del convegno “Articolo 21: il diritto di sapere” la tutela del diritto d’autore, la responsabilità delle piattaforme digitali e la sostenibilità economica dell’editoria. Un settore che in Italia genera 13,2 miliardi di euro di ricavi e impiega 57 mila lavoratori diretti, oltre a 227mila nell’indotto.
La principale preoccupazione riguarda l’utilizzo di articoli, libri e altri contenuti protetti dal diritto d’autore per addestrare i modelli di AI generativa, spesso senza autorizzazione o compensi per gli editori. Le aziende editoriali sostengono costi di produzione e rispondono legalmente dei contenuti pubblicati, mentre le piattaforme tecnologiche operano con obblighi differenti e una trasparenza ritenuta insufficiente.
Due le proposte avanzate dal presidente dell’AIE, Innocenzo Cipolletta. La prima prevede l’inversione dell’onere della prova: in presenza di ragionevoli indizi sull’utilizzo di opere protette per addestrare un sistema di AI, dovrebbe essere l’azienda tecnologica a dimostrare di non averle utilizzate. La seconda punta a riconoscere la validità di tutte le modalità con cui gli editori riservano i propri diritti, comprese le dichiarazioni espresse in linguaggio naturale, come la formula “Tutti i diritti riservati”.
“Innovazione e tutela del diritto d’autore non sono obbiettivi contrapposti”, ha spiegato Cipolletta, chiedendo che le Big Tech siano soggette agli stessi livelli di responsabilità e trasparenza previsti per gli editori. Per Antonio Marano, presidente di Confindustria Radio Televisioni, il problema riguarda anche il controllo dell’informazione da parte di pochi grandi operatori tecnologici. “Di fronte al suprematismo tecnologico, ossia a un potere senza controlli nelle mani di pochi operatori privati globali, la tutela dell’articolo 21 è una sfida di sovranità. Culturale e democratica”, ha dichiarato Marano.
Sul fronte economico, il presidente della FIEG Andrea Riffeser Monti ha richiamato la necessità di una distribuzione più equa dei ricavi tra editori e piattaforme digitali. In particolare, ha indicato il sistema italiano dell’equo compenso, disciplinato dall’Agcom, come modello per remunerare l’utilizzo dei contenuti giornalistici da parte delle piattaforme.
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