Tanti auguri Bitcoin. La criptovaluta per eccellenza si prepara a festeggiare il suo 18esimo compleanno e diventare, così, maggiorenne. Il 31 ottobre del 2008, mentre incombeva la crisi finanziaria con il fallimento di Lehman Brothers, un certo Satoshi Nakamoto diffondeva il documento che descriveva un sistema di denaro elettronico alternativo, svincolato dal sistema bancario tradizionale. Quel giorno venivano gettate le basi di una rivoluzione che, pochi mesi più tardi, nel gennaio 2009, avrebbe visto nascere il primo Bitcoin in carne e ossa, si fa per dire. Da allora, la criptovaluta ha superato i confini della nicchia tecnologica, arrivando persino nei negozi, contribuendo a diffondere concetti come blockchain e tokenizzazione e aprendo la strada a fenomeni più recenti, come quello delle stablecoin.
Prima ancora del prezzo, a caratterizzarlo è stato un principio che lo distingue tutt’oggi: un’offerta fissa di 21 milioni di unità, immutabile e regolata da un meccanismo noto in anticipo, che nessuna autorità può modificare. Una disponibilità che, oltretutto, si sta progressivamente esaurendo, considerando che sono già stati emessi circa 20,1 milioni di Bitcoin, pari al 95,7% del totale massimo. Ed è proprio questa proprietà, unica nel suo genere, a proiettarlo verso la sua fase adulta. «Un’offerta rigida per costruzione, che dopo l’halving del 2028 crescerà di appena lo 0,4% l’anno, contro l’1,7% dell’oro estratto, fino ad azzerarsi del tutto. È qui che Bitcoin troverà la sua funzione adulta: non il titolo più nervoso del portafoglio, ma l’hard asset per eccellenza», afferma Matteo Stivanello, responsabile CoinShares per l’Italia e il Canton Ticino.
Tra passato e futuro
Dai pochi centesimi dei primi scambi del 2010 ai 126.080 dollari del 6 ottobre 2025, fino agli attuali 84.453 dollari, raggiungendo una capitalizzazione di mercato di 1.660 miliardi di dollari, più della metà della capitalizzazione totale di quasi 2.330 miliardi di dollari del mercato delle criptovalute. Il Bitcoin ha attraversato quattro cicli di mercato, il fallimento di numerose piattaforme di intermediazione e ogni previsione di scomparsa, senza che il suo protocollo registrasse una sola interruzione. Anzi, nel tempo è riuscito a conquistare proprio quel sistema finanziario che, all’inizio, lo aveva guardato con una certa sufficienza.
La svolta è arrivata nel 2017, appena otto anni dopo la nascita del primo Bitcoin, con l’ingresso della finanza tradizionale attraverso il lancio dei primi futures e successivamente, nel 2024, con gli Etf americani dedicati. Alla fine, anche il sistema bancario ha dovuto fare i conti con questa nuova realtà. Intesa Sanpaolo è stata la prima grande banca italiana a investire direttamente in criptovalute, acquistando a gennaio 2025 undici Bitcoin per circa 1 milione di euro. «La domanda rilevante, per chi guarda al lungo periodo, non è più se l’infrastruttura reggerà, ma riconoscerne l’effettiva rilevanza in un’epoca di deficit pubblici crescenti e in un sistema monetario basato essenzialmente sulla fiducia», commenta Stivanello.
Sul fronte dei prezzi, dopo aver chiuso a settembre il miglior terzo trimestre dal 2017, Bitcoin ha messo nel mirino quota 100mila dollari entro fine anno. Guardando ancora più avanti, nel suo Long-Term Capital Market Assumptions, JP Morgan AM non solo ha inserito per la prima volta Bitcoin nelle proprie previsioni di lungo periodo, accanto agli asset tradizionali, ma ha anche indicato per la criptovaluta un rendimento annuo composto del 10% nel prossimo decennio, superiore a quello atteso per l’azionario statunitense (7,5%) e per l’oro (5,5%).
Al di là del prezzo, c’è un altro aspetto che è cambiato: la volatilità, una delle caratteristiche che hanno tenuto il Bitcoin a debita distanza dai portafogli. Ebbene, secondo S&P Global, pur restando superiore a quella degli asset tradizionali, l’oscillazione della cripto si è andata attenuando nel lungo periodo. Nel 2025 la volatilità del Bitcoin è scesa intorno al 42% annuo, meno di Nvidia e Tesla. Un’altra tendenza che si sta osservando nell’ultimo anno è una minore correlazione con l’oro e il Nasdaq-100. È ancora presto per dirlo, ma, se confermato nel tempo, il segnale potrebbe essere significativo anche in un’ottica di diversificazione del portafoglio.
In portafoglio
In questi suoi 18 anni di vita, il Bitcoin ha suscitato una certa curiosità e, nell’immaginario collettivo, anche il sogno di guadagni facili e repentini. In Italia 2,8 milioni di persone possiede criptovalute e c’è un 11% che dichiara di volerne acquistare nel prossimo futuro, secondo l’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano. «Bitcoin può essere, al più, un complemento, non certo il motore del portafoglio d’investimento. – chiarisce subito Roberto Rossignoli, senior portfolio manager di Moneyfarm – L’esposizione, se presente, dovrebbe essere moderata e inserita in un’ottica di lungo periodo. Il vantaggio principale è dato dall’accesso a un ecosistema difficilmente raggiungibile con altri strumenti. Bisogna però fare i conti con una volatilità di breve termine superiore rispetto agli asset tradizionali e con rischi legati alla sua traiettoria di lungo periodo, in considerazione dell’assenza di un quadro regolamentare uniforme a livello globale». Il tempo lo dirà. Comunque vada, il traguardo della maggiore età ha dimostrato che può esistere qualcosa fuori dal sistema tradizionale.
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