Strappo di Elettricità Futura in Confindustria Energia. Come anticipato dal Giornale il 1 novembre la distanza tra le due istituzioni è diventata incolmabile e la principale associazione del mondo elettrico italiano ha annunciato che non rinnoverà l’iscrizione alla federazione di Confindustria. I suoi rappresentanti rassegneranno le dimissioni e – secondo indiscrezioni – valuteranno nei prossimi mesi se uscire anche da Confindustria.
Il 9 ottobre il presidente di Elettricità Futura, Salvatore Pinto, aveva contestato pubblicamente le posizioni dei vertici confederali sull’elettricità, e in particolare la contrapposizione tra produttori e imprese consumatrici. Pinto ricordava la disponibilità di contratti di lungo periodo da rinnovabili sotto i 100 euro/MWh e i risultati delle aste fotovoltaiche intorno ai 66 euro/MWh. Rivendicava inoltre il diritto delle imprese elettriche, anch’esse associate a Confindustria, a essere rappresentate e rispettate.
Il malcontento riguarda in particolare la gestione targata Emanuele Orsini e la sua linea che ha poco considerato il settore, motore del Paese: è il primo per investimenti e rappresenta il 4,4% del Pil, impiegando oltre 600mila persone Elettricità Futura era diventata socio effettivo della federazione il 22 luglio 2019, dopo esserne stata socio aggregato. L’adesione era stata presentata come un rafforzamento della collaborazione tra le diverse filiere energetiche.
Elettricità Futura dichiara di rappresentare oltre il 70% del mercato elettrico italiano: la sua uscita sottrae quindi alla federazione una componente centrale della filiera.
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