Gli italiani tornano a spendere come mai prima. Nel 2026 la spesa delle famiglie raggiunge infatti quota 23.261 euro pro capite, 314 euro in più rispetto al 2025 e soprattutto al di sopra del precedente record storico registrato nel 2007, quando si era fermata a 22.975 euro. È quanto emerge dall’analisi realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio sull’evoluzione dei consumi delle famiglie italiane negli ultimi trent’anni. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane 1995-2026, che evidenza tuttavia come la ripresa della domanda, favorita anche dalla progressiva crescita dell’occupazione e dei redditi, non abbia però consentito il pieno recupero dei livelli di consumo per tutti i segmenti di spesa.
Dietro il dato aggregato, però, si nasconde una trasformazione molto più profonda. Il confronto con il 2007 mostra infatti che non è semplicemente aumentata la quantità di denaro destinata agli acquisti: è soprattutto cambiato il modo in cui gli italiani spendono. Il paniere delle famiglie si è progressivamente spostato dai beni fisici tradizionali verso tecnologia, servizi, esperienze e attività legate al tempo libero.
La tecnologia domina
Il fenomeno più evidente riguarda la tecnologia. Negli ultimi trent’anni la spesa per telefonia e informatica è cresciuta del 3.200%, una dinamica che fotografa la trasformazione digitale della vita quotidiana. Smartphone, computer, connessioni e dispositivi elettronici sono diventati componenti strutturali del bilancio familiare, sostituendo progressivamente altre categorie di beni.
La tecnologia è ormai integrata nelle attività quotidiane, dal lavoro all’intrattenimento, dalla comunicazione agli acquisti, e rappresenta una delle voci che più hanno beneficiato della trasformazione dei modelli di consumo.
La fotografia di Confcommercio conferma una tendenza di lungo periodo già evidenziata dalle sue analisi: con l’evoluzione dei redditi e dell’offerta di beni e servizi, le famiglie tendono a destinare una quota crescente delle proprie risorse alle componenti di spesa legate al tempo libero e alla fruizione di servizi, mentre diminuisce il peso relativo di alcune categorie tradizionali.
Più cultura, ristorazione e vacanze
Tra i comparti che hanno beneficiato maggiormente di questo cambiamento ci sono anche i consumi culturali e ricreativi, aumentati del 137% nell’arco dei trent’anni considerati. Cinema, spettacoli, attività sportive, intrattenimento e altre forme di fruizione del tempo libero hanno conquistato progressivamente spazio nel bilancio delle famiglie.
Lo stesso vale per la ristorazione e i viaggi, due ambiti nei quali la spesa si è spostata sempre più verso l’acquisto di esperienze. Mangiare fuori casa, viaggiare e dedicare risorse alle vacanze rappresentano infatti una componente sempre più importante del consumo, a conferma di una domanda meno concentrata sui beni materiali e più orientata ai servizi.
Resistono abbigliamento e casa
Alcune categorie continuano a mantenere un ruolo significativo nei bilanci familiari, anche se con dinamiche profondamente diverse rispetto al passato. È il caso dell’abbigliamento e delle calzature, dove la crescita del fast fashion ha modificato profondamente modalità e frequenza degli acquisti. Anche i beni destinati alla casa continuano a rappresentare una voce importante della spesa, pur all’interno di un paniere complessivo nel quale il peso dei beni fisici tradizionali si è progressivamente ridimensionato.
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