“Abbiamo deciso di rafforzare la nostra solidissima cooperazione per irropbustire il flusso di gas”, ha assicurato lo scorso 25 marzo Giorgia Meloni ad Algeri nelle dichiarazioni congiunte con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune. Con l’escalation della guerra in Iran diventa, infatti, ancora più urgente diversificare le rotte energetiche. Peccato che una soluzione fosse pronta da anni ma che non sia stata mai realizzata. Parliamo del progetto Galsi (Gasdotto Algeria-Sardegna-Italia) che nel 2012 avrebbe dovuto portare il gas algerino in Europa passando per la Sardegna e realizzando una condotta sottomarina di 284 chilometri. Dal porto di Koudiet Draouche, nel Nord-Est dell’Algeria, il condotto sarebbe dovuto giungere a Porto Botte, nel Comune di Giba, per poi attraversare tutta l’isola fino a Olbia. Infine, da Olbia sarebbe dovuto partire un altro metanodotto sottomarino fino a Piombino, in Toscana, dove sarebbe avvenuto il collegamento con la rete nazionale italiana per consentire a regime l’importazione di circa 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno.
Il sì della Francia
Usiamo il condizionale, perché il gasdotto, annunciato a fine 2002, non è stato mai completato e il Galsi è entrato nella categoria dei progetti “shelved”, accantonati.

Per colpa di chi? Nel 2005 era stato costituito un consorzio societario, con un capitale di 10 milioni, composto da Sonatrach (Algeria), Edison, Enel, la finanziaria Sfirs controllata dalla Regione Sardegna e il gruppo Hera. Sembrava cosa fatta e anche l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy aveva annunciato l’impegno della Francia a collegare la Corsica al gasdotto Galsi. Nel 2014, però, la giunta della Regione Sardegna, guidata al tempo dal governatore Francesco Pigliaru del Pd, delibera infatti l’uscita dalla finanziaria Sfirs, e dunque anche dal consorzio Galsi, bloccando di fatto il progetto. E anche la Toscana, allora governata dalla giunta di sinistra di Enrico Rossi, finisce per non dare l’ok (l’oggetto del contendere furono le compensazioni per il territorio). Si arriva così all’archiviazione definitiva del procedimento autorizzativo da parte del ministero della Transizione Ecologica nel marzo del 2021.
Bruxelles
Nell’estate del 2022 la Lega aveva interrogato la Commissione Ue chiedendo a Bruxelles di chiarire lo stato di progettazione del gasdotto e le ragioni per le quali non è stato realizzato. Nella risposta di Bruxelles si confermava che il gasdotto faceva parte del piano europeo di ripresa economica del 2010 e aveva ricevuto un finanziamento di 120 milioni. E poi si spiegava: «Nonostante il sostegno finanziario, il progetto non ha compiuto i progressi necessari e la sovvenzione ha dovuto essere revocata nel 2014. I fondi sono tornati al bilancio dell’Ue».
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