Kaputt: la piramide del terrore islamico ha perso il suo apice. Ed è una buona notizia. Con la morte di Ali Khamenei, ucciso in un raid congiunto di Stati Uniti e Israele, il vertice della Repubblica Islamica è stato decapitato. Il sanguinario Ayatollah, per anni responsabile di una repressione feroce e di decine di migliaia di vittime innocenti, non era solo un leader politico e religioso, ma il centro di un impero economico vastissimo e opaco, accumulato sulle spalle della popolazione iraniana.
Setad e i 95 miliardi di dollari
Al cuore di questo sistema si trova un’entità poco nota fuori dai confini iraniani: la Setad Ejraiye Farmane Hazrate Emam (Quartier generale per l’attuazione dell’ordine dell’Imam). Fondata nel 1989 su ordine di Ruhollah Khomeini per gestire i beni “abbandonati” dopo la rivoluzione del 1979, Setad è diventata il fondo sovrano non dichiarato del regime.
Secondo un’inchiesta dell’agenzia Reuters, la struttura controllava beni per un valore stimato di circa 95 miliardi di dollari (oltre 71 miliardi di euro), un patrimonio pari o superiore al valore annuale delle esportazioni petrolifere dell’intero paese negli anni pre-sanzioni. La stima si basa sulla combinazione di immobili valutati circa 52 miliardi di dollari e partecipazioni societarie per circa 43 miliardi in decine di aziende pubbliche e private.
Potere parallelo
Setad non è un tradizionale fondo statale o un’entità commerciale trasparente: nel corso di decenni, infatti, l’organismo ha acquisito quote e asset in settori chiave dell’economia iraniana – dalla finanza, all’energia, dalle telecomunicazioni, all’industria, passando per le produzioni minori – in larga parte in totale opacità. I suoi investimenti e beni sono stati accumulati soprattutto attraverso confische giudiziarie di proprietà: in molti casi, Setad ha rivendicato come “abbandonate” proprietà immobiliari di cittadini iraniani (comprese minoranze religiose e membri della diaspora), appropriandosene spesso con sentenze che non prevedevano alcuna revisione di organi indipendenti.
Le condanne internazionali, espresse in particolare dalla Casa Bianca e dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, si sono concentrate negli anni proprio sulla natura di questa rete economica: nel 2013 lo stesso Tesoro americano ha inserito Setad e decine di sue società controllate nella lista nera delle sanzioni, definendola una vasta rete di società di comodo per mascherare beni a favore della leadership iraniana.
Estremismo al potere
A dimostrazione della fondatezza di quelle accuse è anche il fatto che nessuna revisione indipendente dei conti sia mai stata pubblicata. Ma l’impero di Khamenei è solo la punta dell’iceberg di un’economia profondamente distorta. Fondazioni religiose esentasse, note come Bonyad, controllano infatti nel complesso una quota enorme del Pil iraniano e operano come holding non soggette alle regole di mercato. Un circolo ristretto di pasdaran e oligarchi vicini al regime ha occupato spazi economici enormi, favorendo gli interessi dell’establishment fondamentalista e soffocando il settore privato indipendente.
L’eredità del male
Con la morte di Khamenei, l’Iran si trova ora di fronte a un terremoto che potrebbe propagare le proprie crepe anche nelle casseforti di un regime fondato sulla repressione e sull’oscurantismo.
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