In gergo giornalistico si chiamano “lanci” i dispacci delle agenzie di stampa che riportano le dichiarazioni di un esponente politico o d’azienda: a voler giudicare il primo Forum di Moneta – il Giornale che si è tenuto martedì 27 a Roma dal numero di take di agenzia, oltre quattrocento, c’è di che andare soddisfatti.
E non è stato “solo” – si fa per dire – per la presenza del governo ai massimi livelli, dalla premier Giorgia Meloni al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, per di più alla vigilia della manovra. Né per il gran numero di amministratori delegati e imprenditori intervenuti, praticamente le più grandi aziende italiane, da quelle partecipate dallo Stato – Enel, Eni, Terna, Snam, Poste, Autostrade, Cdp – ai giganti privati, come Stellantis, Pirelli, Marcegaglia, Edison, Adr, Acea, BF, Intesa Sanpaolo, Algebris, Microsoft, fino al successo planetario dell’ex startup tech milanese Bending Spoons che al Nasdaq oggi vale oltre 30 miliardi di dollari.
Temi cruciali
C’è da essere soddisfatti perché sono emersi temi cruciali su dove va l’Italia e su cosa deve focalizzarsi. Abbiamo fatto scandagliare dall’intelligenza artificiale tutti gli interventi, ed ecco le otto parole più citate: crescita, fiducia, competitività, energia, investimenti, giovani, salari, tecnologia. C’è un filo conduttore fra questi concetti, che spiega perché l’Italia continui a crescere, nonostante le incertezze della fase geopolitica e ben due guerre in corso che direttamente impattano sui nostri sistemi economici.
A sorpresa, tra le parole più pronunciate, manca proprio “guerra”. Non che non faccia paura: il vicepresidente di BlackRock, il più grande gestore di patrimoni al mondo, Philipp Hildebrand, ha ricordato che l’Europa è particolarmente vulnerabile alla crisi energetica causata dai due conflitti e che quindi deve sperare in un inverno non troppo rigido per riuscire a risparmiare gas. La prospettiva non è delle migliori. E la sensazione evidente è che, in ogni caso, anche se si risolvessero domani, le conseguenze delle guerre resteranno a lungo.
Uno scenario radicalmente mutato
È come se le imprese dessero ormai per scontato il doversi muovere in uno scenario radicalmente mutato, che bisogna trovare altre vie di approvvigionamento, a cominciare dall’Africa, come ha spiegato il ceo di Eni Claudio Descalzi, che servono strade alternative come il nucleare e che va adottato in Europa un approccio non ideologico alla transizione green. Un passaggio che finora si è rivelato «un disastro» per dirla con Emma Marcegaglia, Marco Tronchetti Provera e Emanuele Cappellano, il capo europeo di Stellantis.
Le parole della Meloni
«Siamo una nazione che ama soprattutto raccontare le proprie ombre e non ama abbastanza raccontare le proprie luci», è stato il richiamo della presidente del Consiglio. Un banchiere che parla chiaro come Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, ha toccato lo stesso tasto: l’Italia ha molti più punti di forza di quanto non dica la sua stessa narrazione. «Se guardate il risparmio delle famiglie, l’indebitamento delle famiglie, la condizione finanziaria delle imprese in termini relativi rispetto alle altre imprese in Europa, non c’è partita», ha detto, così come il sistema bancario si è lasciato alle spalle i crediti deteriorati.
Il forum è riuscito a fare proprio questo: ad evidenziare le luci dell’economia e dell’imprenditoria italiana, senza tacere delle ombre – due fra tutte: l’esigenza di autonomia energetica e di incremento dei redditi delle famiglie e dei giovani – ponendo anche soluzioni per rischiararle, dal taglio di bonus e incentivi regressivi oggi destinati a chi non ne ha bisogno (e forse non li merita) al fondo pensione per i neonati come terza gamba della previdenza delle future generazioni, destinate ad essere stravolte dal calo demografico (un passaggio cruciale anche in Cina: «Per la politica del figlio unico passeranno da 1,2 miliardi a 600 milioni e per questo spingono tanto sui robot», ha fatto notare Davide Serra).
Quale filo conduttore?
Qual è il filo conduttore? La strada, ormai imboccata, della tecnologia e dell’innovazione. Le grandi imprese hanno investimenti miliardari in corso. Non ancora le medie, ancora meno le piccole. Ed è lì che bisogna spingere e incentivare. Ma la struttura c’è. Due esempi fra i tanti trattati sul palco di Palazzo Colonna. Le vecchie Poste sono oggi un gioiello di tecnologia, e l’acquisizione di Tim serve a potenziare l’offerta di digitalizzazione alle pmi. Noi oggi diamo per scontato il servizio Spid, ha ricordato il ceo Matteo Del Fante, ma è stato grazie alla rete fisica degli sportelli di Poste che si è potuto diffondere in Italia. Oggi Poste gestisce l’80% di quelli attivi. E Spid è stato un gigantesco abilitatore della digitalizzazione, che ha eliminato tonnellate di carta negli uffici pubblici e reso più accessibili i servizi online per i cittadini. Un sistema, ha rivendicato Del Fante, che è forse il più avanzato in Europa.
Il caso Bending Spoons
Secondo esempio, Bending Spoons. La tech ancora fatica ad attrarre a Milano giovani lavoratori dall’estero, perché l’ecosistema non è così ampio e quindi «se ti va male da noi, magari non trovi molto altro», ha ammesso il co-fondatore e ceo Luca Ferrari (41 anni e un patrimonio personale di quasi 4 miliardi di dollari). Ma un neoassunto italiano in Bending Spoons in una posizione intermedia, non manageriale, dopo un anno guadagna anche 100mila euro, mentre in una qualsiasi altra azienda italiana ne prenderebbe sì e no 25mila. Stipendi fuori scala, Ferrari lo sa benissimo. Ma è il riconoscimento del talento che si crea e si coltiva nelle nostre università. E che anche in Italia può trovare un approdo da Silicon Valley.
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