Il cavaliere bianco è ormai stato svelato, l’americana Flacks Group lavorerà nei prossimi due mesi a braccetto con il governo per salvare quello che resta della più grande acciaieria d’Europa, l’ex Ilva. Un’impresa ardua, l’ennesimo tentativo di rilancio dopo il grave fallimento della gestione Arcelor Mittal-Invitalia sulla quale pende, peraltro, una maxi causa sia sul fronte italiano sia su quello franco-indiano.
Riavvolgendo il nastro, l’inizio della fine di questa gestione pubblico-privata fu lo scudo penale e la sua abolizione da parte dei 5 Stelle. Poi la situazione, come una pallina che scivola da un piano inclinato, si è aggravata mese dopo mese, veto dopo veto. L’ultimo affronto è stato quello di un altoforno sotto sequestro (l’Afo 1) da parte della magistratura dopo ben due richieste di dissequestro rispedite al mittente. Non è un segreto che enti locali e magistratura locale abbiano remato a lungo contro ogni soluzione. E che continuino a farlo.
E allora oggi, perché il copione sia diverso, non serve solo un nuovo attore. I colpi di spugna raramente funzionano quando ci sono pesantissime macerie tra cui destreggiarsi. È poi di questi giorni la notizia che il neo governatore della Puglia Antonio Decaro ha riservato al governatore uscente Michele Emiliano (che dei fatti che riguardano l’Ilva è stato grande protagonista e spesso forte oppositore alle soluzioni) un assessorato ad hoc sul cui tavolo potrebbero finire vertenze industriali chiave per la Regione come quella di Natuzzi, ma soprattutto dell’ex Ilva: l’assessorato delle Crisi Industriali.
Insomma, a Taranto non sembra cambiare mai nulla e sulla partita Ilva non molla la presa nessuno: il sindaco di Taranto, la Provincia, gli ambientalisti, la Procura locale. E nemmeno il governatore uscente.
A conti fatti non è difficile prevedere che il risultato non cambierà se non si cambiano in toto i fattori. E allora perché non fare in modo che le tematiche industriali strategiche e in particolare quelle dell’ex Ilva siano, per decreto, definite a Roma dal governo, “sterilizzando” in casi speciali il potere di veto locale? Anche le eventuali questioni ambientali dovrebbero essere sollevate solo nelle Procure lontane dalla Regione e dal peso di una storia “di parte” che si ripete uguale a se stessa da anni. Lo si deve al futuro della siderurgia, e al Paese, fosse solo per tutelare i cittadini italiani tutti che da anni pagano di tasca propria i molti danni di pochi.
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