Il Piano casa del governo prende forma con una dotazione che supera gli 8 miliardi e con un ruolo centrale anche per gli investimenti privati, in un’ottica di collaborazione tra pubblico e mercato che punta a sbloccare uno dei nodi strutturali dell’economia italiana. Dal palco del Forum in Masseria, la rassegna organizzata da Bruno Vespa con Comin & Partners a Saturnia, il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti ha assicurato che “il piano casa ci sarà”, spiegando che l’intervento comprenderà “anche tutta la parte relativa agli investimenti privati e ovviamente quella è la fascia di mercato che interessa il mondo delle costruzioni”.
Il progetto, ha chiarito il ministro, nasce da un lavoro su più direttrici: “Stiamo lavorando su più elementi. Nell’insieme il pacchetto complessivo è superiore agli 8 miliardi, fermo restando gli interventi che potranno esserci di natura privata”. Tra i pilastri dell’operazione c’è il recupero del patrimonio pubblico inutilizzato, che conta circa 60mila immobili in tutta Italia. “Lo stock maggiore è nella città di Napoli con circa 30mila immobili censiti che non vengono utilizzati”, ha osservato Foti, indicando in Napoli uno dei principali bacini su cui intervenire, mentre nelle altre aree metropolitane i numeri risultano più contenuti.
Le parole del ministro hanno trovato il favore degli operatori del settore immobiliare. Il presidente di Confindustria Assoimmobiliare, Davide Albertini Petroni, ha sottolineato che l’assicurazione sul varo del Piano casa “la accogliamo con grande favore perché è evidente che l’emergenza abitativa è un problema strutturale del Paese”, evidenziando come la questione non riguardi soltanto l’Italia ma l’intera Europa. In questa prospettiva, ha aggiunto, è necessario impostare una strategia di lungo periodo capace di segmentare la domanda, dai giovani alle famiglie fino agli anziani, perché “bisogna incominciare a vedere la politica dell’abitare in tutte le sue sfaccettature”.
Il quadro delineato dagli operatori conferma l’urgenza dell’intervento pubblico accompagnato da capitali privati: secondo le stime servono almeno 100mila alloggi a prezzi accessibili nei prossimi cinque anni e 120mila posti letto universitari per avvicinarsi agli standard internazionali. “La questione abitativa deve trasformarsi da emergenza sociale a leva strutturale di crescita”, ha spiegato Albertini Petroni, indicando tra le priorità la semplificazione normativa, la certezza dei tempi autorizzativi e un sistema fiscale più neutrale per attrarre investitori istituzionali.
Il Piano casa annunciato dal governo si candida, quindi, a diventare non solo una risposta al disagio abitativo ma anche uno strumento di politica industriale, capace di mobilitare risorse, rilanciare il settore delle costruzioni e valorizzare il patrimonio immobiliare esistente, con un modello che punta sulla sinergia tra pubblico e privato.
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