È scontro tra Stati Uniti ed Europa sul caso Groenlandia. Dopo la minaccia di Donald Trump di introdurre nuovi dazi al 10% su otto paesi europei, alleati della Nato (Danimarca, Norvegia, Svezia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Finlandia) a partire dal 1° febbraio prima di salire al 25% il 1° giugno, si attende la risposta da parte di Bruxelles e possibili sviluppi dal Forum di Davos, in corso a partire da oggi. Nel frattempo si inizia a calcolare il possibile impatto sull’economia e a disegnare i possibili scenari.
Implicazioni economiche di nuovi dazi
Queste otto economie europee rappresentano il 10,5% delle importazioni totali di merci degli Stati Uniti. E i dazi minacciati dagli Usa su questi otto alleati della Nato a causa del loro sostegno alla Groenlandia avrebbero solo un effetto economico modesto, aumentando i tassi tariffari effettivi degli Usa di circa 0,5-1,5 punti percentuali, calcolano gli esperti di Lombard Odier.
Le indiscrezioni circolate in ambito europeo indicano un perimetro di contromisure fino a 93 miliardi di import dagli Usa. La cifra rappresenta una quota importante, pari a circa un terzo dell’import di beni e sufficienti a colpire filiere e simboli industriali a stelle e strisce. La contromisura infatti sarebbe mirata alle roccaforti repubblicane, in particolare dazi sul bourbon del Kentucky, sulle motociclette Harley-Davidson del Wisconsin (uno Stato chiave) e sui prodotti agricoli dell’Iowa, rendendo la ritorsione più credibile questa volta.
C’è poi l’ipotesi di utilizzare l’Anti-Coercion Instrument, in vigore dal 27 dicembre 2023, che amplia il perimetro delle possibili contromisure oltre i soli dazi sui beni.
“Il nostro scenario di base – affermano da Lombard Odier – rimane che questi dazi non entreranno in vigore: anche se lo facessero per un breve periodo, le ricadute politiche per gli Stati Uniti derivanti da qualsiasi escalation possono essere più significative degli effetti economici diretti”. Considerando che in autunno ci saranno le elezioni di metà mandato per Trump. In questo scenario, la variabile più importante diventa la durata dell’incertezza: poche settimane di tensione hanno un costo gestibile; diversi trimestri di scontro possono incidere su investimenti, catene di fornitura e prezzi.
L’impatto sull’Italia
Al momento l’Italia non è tra gli otto paesi che rischiano ulteriori dazi Ue, ma l’eventuale escalation commerciale tra Unione europea e Stati Uniti, relativa alla disputa sulla Groenlandia, corre il rischio di avere un impatto anche sull’export italiano verso il mercato americano, stimato in una contrazione compresa tra il 3% e l’8% nel 2026 nello scenario di ritorsioni tariffarie incrociate. L’impatto sull’Italia potrebbe essere rilevante perché gli Stati Uniti rappresentano circa il 10% delle esportazioni italiane complessive. È quanto emerge da un report del Centro studi Unimpresa, che analizza gli effetti economici delle possibili contromisure Ue sui dazi annunciati da Washington e possibili reazioni Oltreoceano.
Dove si scaricano i costi di nuovi dazi
Il canale dei prezzi è il più immediato: i beni colpiti diventano più cari e ciò si trasmette lungo la catena del valore. Tuttavia, nell’industria europea il tema spesso non è il consumo finale, ma l’input produttivo. Se il paniere include componentistica, chimica, apparecchiature e beni intermedi, l’aumento dei costi può manifestarsi come compressione dei margini o come rialzo dei prezzi a valle, con effetti sul potere d’acquisto e sulla competitività.
Il secondo canale è la trade diversion: l’Europa sostituisce parte dell’import Usa con forniture alternative. Questo è economicamente razionale, ma comporta costi di transizione: verifiche tecniche, certificazioni, qualità, tempi logistici, nuovi contratti. Sono costi invisibili nelle tabelle del commercio, ma reali nei bilanci aziendali.
Il terzo canale è l’investimento. In presenza di shock politici, molte imprese aumentano il “premio” richiesto per investire: rinviano progetti, tagliano investimenti, riducono scorte strategiche o le aumentano in modo difensivo. È qui che i dazi, anche se non giganteschi, possono diventare macroeconomicamente rilevanti: perché trasformano l’incertezza in freno alla crescita potenziale.
Gli scenari possibili, a cosa prepararsi?
Gli analisti di IG Italia individuano tre possibili scenari a cui andare incontro:
- Scenario base (probabilità: medio-alta): Tensione controllata, dazi come leva
In questo caso, i dazi del 10% verranno confermati dall’amministrazione Trump, l’Ue mantiene un posizionamento fermo sulla sovranità ma risponde in modo coordinato e misurato con forti pressioni politiche; si apre una fase di negoziato ad alta volatilità comunicativa senza però rottura immediata. Le implicazioni di questo scenario sono, secondo gli esperti, negative per i mercati europei, ma con forte dispersione settoriale: i più fragili saranno auto, industriali, chimica, mentre i più resilienti saranno i difensivi. Il franco svizzero sarà sostenuto come copertura, mentre il dollaro è visto potenzialmente debole. Possibili nuovi record dell’oro.
- Scenario escalation (probabilità: media): Ritorsioni e dazi in crescita
In questo secondo scenario, che rimane comunque molto probabile, l’Ue prepara contromisure più incisive e mirate, gli Usa irrigidiscono la propria posizione con possibilità di anticipare l’entrata in vigore dei dazi al 25%. Le implicazioni sarebbero più evidenti sia sui mercati azionari europei, con ribassi molto forti e volatilità in aumento; il franco svizzero e anche lo yen si rafforzerebbero come valute rifugio e l’oro ulteriormente supportato e candidato a nuovi record anche sopra 4.800 dollari l’oncia.
- Scenario de-escalation (probabilità: bassa): Accordo politico o rinvio
Questo sarebbe lo scenario meno probabile. Ovvero un canale negoziale, dazi rinviati/attenuati o resi solamente selettivi; il dossier Groenlandia su un tavolo più ampio senza essere legata direttamente alle tariffe. Le implicazioni in questo caso sarebbero positive con un rimbalzo dei settori ciclici ed esportatori, rally più forte dove la pressione è stata maggiore; euro più stabile e in possibile recupero; oro in raffreddamento ma su livelli ancora elevati se resta il dubbio sulla stabilità della politica.
Leggi anche:
1. Groenlandia, Londra: “Dazi dannosi per tutti”
2. Oro: nuovo record su tensioni Groenlandia, nel mirino i 5.000 dollari. Quanto averne in portafoglio?
© Riproduzione riservata