«Dobbiamo decidere chi aiutare». Dal palco del Workshop di Cernobbio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sintetizza così la linea del governo di fronte al nuovo decreto fiscale che ridisegna gli incentivi alle imprese. Una scelta, spiega, resa necessaria da uno “shock esterno” legato alla crisi in Medio Oriente, con effetti potenzialmente paragonabili a quelli della guerra in Ucraina e tale da imporre un cambio di traiettoria nelle politiche economiche.
Il provvedimento interviene per reperire risorse da destinare in particolare al contenimento dei costi energetici, tema sempre più centrale per il sistema produttivo. In questo quadro si inseriscono il rinvio della tassa sui piccoli pacchi e la revisione dell’iperammortamento, con l’eliminazione del vincolo sugli investimenti made in Europe. Ma il nodo più controverso resta la rimodulazione del bonus Transizione 5.0.
La stretta sugli incentivi è significativa: le imprese che avevano prenotato il beneficio tra il 7 e il 27 novembre 2025 riceveranno solo il 35% delle risorse attese. Una riduzione che, di fatto, si traduce in un taglio retroattivo del 65% rispetto alle aspettative maturate sulla base delle precedenti indicazioni governative. La nuova configurazione del piano porta a quasi 10 miliardi le risorse complessive per gli investimenti nel triennio 2026-2028. Un rafforzamento che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe sostenere la transizione tecnologica ed energetica.
Confindustria però è critica: l’associazione parla di violazione del principio del legittimo affidamento e mette in guardia sui rischi per la credibilità delle politiche pubbliche. Il vicepresidente per le politiche industriali e il Made in Italy, Marco Nocivelli, sottolinea come il cambiamento delle regole in corsa possa scoraggiare gli investimenti e compromettere la fiducia delle imprese nelle istituzioni, anche alla luce dell’esclusione di alcune tecnologie ad alta efficienza, tra cui specifici impianti fotovoltaici avanzati.
Consapevole delle tensioni, Palazzo Chigi ha annunciato l’apertura di un tavolo di confronto con le categorie produttive nei prossimi giorni, in vista della conversione parlamentare del decreto. L’obiettivo è valutare eventuali risorse aggiuntive e ridefinire le priorità di intervento. Giorgetti, pur ribadendo la necessità di scelte selettive, ha assicurato che l’Italia affronta questa fase da una posizione di relativa solidità, con fondamentali economici giudicati positivi e una finanza pubblica in grado di reggere l’urto.
Leggi anche:
Stangata Iran su bollette e carburanti: quanto pagheremo in più
© Riproduzione riservata