Dopo diverse misure fiscali orientate alla semplificazione, la riforma della Corte dei Conti e la disciplina sull’equo compenso, la maggioranza aggiunge un nuovo tassello al mosaico di interventi che puntano a ridurre le incertezze per chi lavora, investe e assume decisioni. In questo solco si inserisce la proposta di legge presentata alla Camera dal deputato della Lega Andrea de Bertoldi sulla responsabilità civile delle professioni tecniche, destinata a interessare ingegneri, architetti, geometri, geologi, periti industriali e altre categorie dell’area tecnica. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema più equilibrato tra tutela del danneggiato e certezza del diritto.
Secondo il parlamentare, le norme attuali hanno finito negli anni per scaricare sui tecnici rischi spesso sproporzionati. Un problema che emerge soprattutto nelle opere edilizie e infrastrutturali, dove la giurisprudenza può riconoscere responsabilità concorrenti tra professionista e impresa esecutrice. Se quest’ultima nel frattempo è fallita, cessata o non più esistente, il professionista rischia di diventare l’unico soggetto concretamente chiamato a rispondere dei danni.
La proposta stabilisce, infatti, che il professionista risponda soltanto per la quota della propria condotta colposa effettivamente accertata. «Oggi spesso si trovano a pagare per conto di imprese che nel frattempo sono state chiuse o dichiarate fallite», osserva De Bertoldi. Uno dei capitoli più significativi riguarda poi la posizione degli eredi. La disciplina vigente può infatti esporli, anche molti anni dopo la morte del professionista, ad azioni risarcitorie relative a prestazioni svolte dal loro congiunto. La proposta limita invece la responsabilità degli eredi al solo attivo ereditario, mettendo al riparo il patrimonio personale. Per De Bertoldi l’attuale situazione produce effetti irragionevoli: «Gli eredi non hanno alcuna colpa, non potevano fare nulla per evitare questa responsabilità e oggi possono essere chiamati a rispondere».
Il testo introduce inoltre un limite temporale certo all’azione di responsabilità professionale. Salvo i casi di dolo, la responsabilità non potrà essere fatta valere oltre dieci anni dalla conclusione della prestazione. Una scelta che punta a superare situazioni nelle quali contestazioni e richieste di risarcimento possono emergere a distanza di decenni.
La riforma rafforza anche il sistema delle garanzie assicurative. Da un lato viene esteso a tutte le opere l’obbligo per le imprese esecutrici di fornire una polizza indennitaria decennale postuma a tutela del committente; dall’altro viene introdotta per i professionisti una copertura assicurativa con ultrattività di almeno dieci anni dopo la cessazione dell’attività o il decesso. Il danneggiato potrà inoltre agire direttamente nei confronti della compagnia assicurativa. Secondo il parlamentare, non si determinerà né un incremento dei costi delle polizze né di quello dei lavori perché si tratta di «importi che sono percentualmente irrisori rispetto al vantaggio che procurano». L’obbligo di copertura «spalma la spesa su tutti», aggiunge De Bertoldi, evidenziando che «oggi spesso per ristrutturazioni alla carlona nessuno più risponde perché le imprese hanno già chiuso o sono fallite».
Si tratta di una soluzione che richiama un’impostazione già adottata dal governo Meloni per altre categorie professionali. Lo scorso anno, infatti, una norma ha disciplinato la responsabilità dei componenti dei collegi sindacali delle società, introducendo limiti più definiti e proporzionati.
Ma il cantiere non si ferma qui. De Bertoldi ha infatti annunciato la presentazione di un emendamento per rilanciare l’equo compenso, estendendone l’applicazione anche ai clienti con meno di 50 dipendenti e ricavi inferiori a 10 milioni di euro, nonché agli appalti pubblici. «La norma c’è, ma non è mai decollata», sostiene. Per il deputato le tutele sulla responsabilità civile e un compenso adeguato rappresentano «le due gambe» sulle quali costruire un sistema professionale più solido e capace di sostenere la crescita del Paese.
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